Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


mercoledì 27 maggio 2020

  • MP News
  • Cinema e Teatro

M'P Approfondimento: Paolo Sorrentino

Il regista in più

31.05.2008 - Gianni Sorrentino



APPUNTAMENTI - Al Teatro di Ostia Antica va in scena Albertazzi

"Le Memorie di Adriano" concluderanno la rassegna estiva
Leggi l'articolo

TEATRO - A Roma il Gran Premio 2.0 - Teatro da condividere

Il 18 giugno 2015 alle ore 21 presso la Sala Teatro GP2 cinque compagnie si contenderanno la palma del miglior corto...
Leggi l'articolo

TEATRO - "LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA"

Al Doppio Teatro la storia di un amore alla ricerca della propira identità
Leggi l'articolo

Basette lunghe a volte incurvate, la sigaretta sempre accesa, un orecchino timido vedetta d'una capigliatura perennemente arruffata, degna cornice per un volto settecentesco, flemmatico e beffardo. Sotto il viso troverete una felpa Adidas, uno smoking o un completo alla Tony Manero ma l'attenzione verrà presto catturata dall'esile filo di voce, veicolo d'una maturità imprevista e disarmante. Quando Paolo Sorrentino viene intervistato è pressoché impossibile aggiungere qualcosa di più pertinente alle sue risposte. Assistendo poi ai suoi film, si esce dalla sala piacevolmente frastornati, desiderosi di rimettere piede in un negozio di dischi o in videoteca. Una volta tornati a casa, ci si troverà a sorprendere google digitando temi e personaggi avvolti da nebbie consistenti... In attesa di percorrere i meandri dell'andreottismo affrescati ne Il divo, tentiamo un piccolo ed inaffidabile ritratto del nostro cineasta più amato in Francia e Inghilterra. Enfant prodige e wonder boy di un cinema italiano che sembra recuperare terreno grazie al talento visivo di giovani registi (Sorrentino, Garrone e Virzì su tutti) che conoscono e rispettano le rotte solcate nel secondo dopoguerra dai maestri del nostro cinema.
Filmare. In occasione di un incontro pubblico svoltosi all'Auditorium di Roma una paio d'anni fa, fu chiesto a Sorrentino di eleggere la sua scena cinematografica preferita. Il regista indicò la sequenza onirica che apre Otto e mezzo, sottolineandone la bellezza visuale e la rilevanza dell'uso del sonoro, elementi che hanno fortemente contraddistinto i quattro lungometraggi da lui sinora diretti. Il primo dato che emerge nella filmografia di Sorrentino risiede infatti nella particolarissima costruzione stilistica, nell'approccio eclettico e compatto che porta a disegnare ambienti, suoni e sequenze con una cifra seduttiva inusitata, misteriosamente chiarificatrice, capace di miscelare voli elettronici e tuffi nel cemento, sensazioni infinitesimali e miserie millenarie. Il risultato va condiviso con una squadra eccellente, responsabile di contributi creativi determinanti (le scenografie di Lino Fiorito, il montaggio di Giogiò Franchini, la fotografia di Pasquale Mari e Luca Bigazzi) che hanno aiutato a consolidare il rilievo internazionale degli eleganti incubi amalgamati dal regista partenopeo.
Firmare. Molto più personale risulta invece il cuore descrittivo presente nei film di Sorrentino, sceneggiatore unico di opere che partono da soggetti originali figli di una memoria che supera ampiamente il maggio del 1970, anno di nascita del regista. La scrittura è stato il trampolino di lancio (vittoria al Premio Solinas nel 1997, esordio come sceneggiatore per Capuano e nella serie La Squadra), l'ariete che convinse Kermit Smith a ricercare maggiori finanziamenti per poter sostenere adeguatamente la fulminante opera prima, L'uomo in più (2001). Affrontando la grigia autoreferenzialità della politica italiana, l'usura paternalistica della piccola provincia, la deriva mafiosa dell'alta finanza ed il marciume colorato degli anni Ottanta, Sorrentino ha costruito mondi problematici, riecheggianti vicende reali (Sindona, Califano, Di Bartolomei) trasfigurate in astrazioni dominate dall'intuizione. Emerge costantemente la "totale irrazionalità e imprevedibilità di un’esistenza che a volte risulta troppo difficile da sostenere. L’amara e forse crudele rappresentazione dell’impossibilità di autentico cambiamento, di autentica rivoluzione in una società non disposta a concederla". Sono parole dette dal regista all'uscita del L'uomo in più ma ci sembrano valide anche per le opere successive.
Le modulazioni e le variazioni drammaturgiche fondono vita pubblica e privata, la storia della nazione e alcune maestose conflagrazioni interiori di persone fuori dalla norma. Per loro, ma forse per tutti, l'amore sarà foriero di sciagura e l'amicizia sembrerà l'ultima boa a cui aggrapparsi in attesa di essere comunque deglutiti dal mare impervio della vita.
L'attore in più. Una menzione a parte va riservata a Toni Servillo, punta di diamante dei mondi sorrentineschi, calamita scenica irrinunciabile che sta conoscendo l'epicentro di un consenso critico e popolare che rimanda a Volonté. Scusate se è poco.

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.