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lunedì 24 febbraio 2020

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Recensione film: Big City

06.07.2008 - Chiara Comerci



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Titolo: Big City
Regia: Djamel Bensalah
Cast:

Vincent Valladon, Paolina Biguine, Jeremy Denisty

IMDB: 47/100
Voto: 75/100

Laggiù nel far West, dove la vita va guadagnata giorno per giorno, a Big City. Una cittadina tranquilla, dove la gente compra, vende, si scazzotta.
E si trova al riparo degli indiani, che si tramandano una leggenda sulla maledizione della città e non vi mettono piede.
Ma un giorno una carovana viene attaccata proprio dai pellerossa, e tutti gli adulti (dai 13 anni in su) della città vengono chiamati a difenderla, lontano da Big City. Anche le donne partono a dare manforte agli uomini. E i bambini?
improvvisamente soli nelle strade polverose si ritrovano senza genitori, senza ordini, senza scappellotti e… senza freni. L’ordine scompare improvvisamente (è proprio il caso di dirlo) in una bolla di sapone!
Per fortuna (?) un vecchio ubriacone che ha perso l’appuntamento con la guerra riappare dal fondo di un mucchio di paglia e ristabilisce l’ordine: ognuno dovrà fare il lavoro del proprio genitore.
E qui cominciano i guai. Perché anche così giovani i ragazzi hanno appreso molto bene la lezione impartita dagli adulti: e se James Wayne ha ereditato dal padre cowboy il coraggio, l’intelligenza e la bontà, il figlio del sindaco, William White, è un “uomo” scaltro, malvagio e senza scrupoli. E tutti sono comunque pregni di una serie di pregiudizi che li obbligherà a mettersi di fronte alla crudele verità: nonostante la guerra di indipendenza i “neri” non hanno gli stessi diritti dei bianchi. E gli indiani sono una razza cattiva e aggressiva.
D’altra parte anche i piccoli pellerossa hanno la loro brava serie di preconcetti.
Ma non tutto è irrimediabilmente perduto…
Un film molto piacevole, con dei bravi attori che fanno quasi dimenticare di avere a che fare con dei ragazzi. E che strizza l’occhio anche ai “grandi”, che vedono ridimensionati le proprie pecche e i propri vizi, oltre a poter apprezzare qualche battuta sul “Western” che ha fatto la storia del cinema (da qualche parte spuntano Bonny e Clyde, e anche John Wayne fa capolino) e a vedere una citazione (molto) edulcorata del film “Nascita di una Nazione”.
A cambiare le carte in tavola rispetto ai canoni tradizionali del western ci pensa innanzitutto la produzione, che è francese così come tutti i suoi attori, e poi anche l’adattamento a misura di bambino è molto azzeccato: sentimenti e passioni vengono fuori spontaneamente, ben lontani dagli occhi imperscrutabili e “di ghiaccio” di Paul Newman… prima si gioca a fare i grandi, ma poi quando il gioco va troppo in là si fa marcia indietro, si invoca la mamma, ci si trova a contatto forse per la prima volta con emozioni forti come il dolore, la paura, la solitudine. Unico neo un poco azzeccato uso della grafica al computer, del tutto occasionale e poco pertinente.

 

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