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domenica 20 settembre 2020

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Recensione film: Ken il guerriero

06.07.2008 - Valerio Celletti



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Titolo: Ken il guerriero (Fist of the North Star - Legends of the true savior. Chapter of death for love)
Regia: Takahiro Imamura
Storia Orig.
Buronson, Tetsuo Hara
IMDB: --/100
Voto: 70/100
"Siamo alla fine del ventesimo secolo, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della terra gli oceani erano scomparsi..."
Queste parole risuonano ancora così familiari che potrebbero essere completate da moltissime persone. Era la perentoria, inquietante introduzione di una delle serie televisive di animazione di maggiore successo dei due precedenti decenni, cioè "Hokuto no Ken" o più banalmente Ken il guerriero. Il personaggio è entrato nell'immaginario collettivo dei ventenni-trentenni ed è destinato a restarci ancora a lungo. E' stato, in effetti, un fenomeno trasversale, sia in termini di spettatori che in termini di supporti: dal 1983, prima apparizione dell'opera, fumetti, serie televisive, lungometraggi e OAV, cioè film di animazione concepiti per l'Home Video, sono apparsi continuamente ed hanno convinto anche lettori e spettatori a digiuno di questo tipo di prodotti dell'industria culturale. Kenshiro torna dunque in una vera e propria saga: intellegibile da spettatori anche molto giovani, affascinati dalle sequenze di combattimento, ma densa di richiami più maturi, come la tradizione samurai giapponese, le arti marziali, una narrazione di carattere epico e vicende amorose e umane che fungono da fil rouge. Una sapiente narrazione culturalmente a cavallo tra oriente ed occidente, in piena continuità con quello che è stato un punto di riferimento per tutta la produzione grafica giapponese.
Inizialmente gli autori Buronson e Tetsuo Hara decisero di concentrarsi sull'aspetto 'action' della vicenda, tralasciando elementi che mettevano a nudo il lato umano e psicologico dei personaggi, scongiurando in questo modo il rischio di far spostare il focus dall'aspetto più prettamente eroico del protagonista Kenshiro. 25 anni dopo il lancio, questa nuova saga riprende le vicende narrate nella prima serie d'animazione. Stavolta viene dato uno spazio sconosciuto al tratteggio dei personaggi nel loro lato più sentimentale, pur non marginalizzando l'aspetto guerresco e spettacolare che ne ha decretato lo straordinario successo. Primo di cinque capitoli-lungometraggi, "Chapter of death for love" è decisamente piacevole per chiunque.
In primo piano in un film d'animazione è sicuramente l'impatto visivo, e questa produzione non delude. I personaggi appaiono disegnati e colorati in modo decisamente più moderno, così come i fondali: richiamano molto più gli ultimi capitoli di Final Fantasy che i vecchi anime, e sul grande schermo sono decisamente a loro agio. Toki, fratello maggiore del protagonista, e Shu, divenuto cieco e animato dal desiderio di creare un mondo sicuro dove i bambini possano crescere in pace, sono personaggi di enorme carica umana e di grande fascino personale in questo primo episodio. Degna di menzione la carismatica ed irrequieta Reina, personaggio originale e concepito espressamente per questo film da Tsukasa Hojo, celebre per "City Hunter" e per "Occhi di Gatto" e presente nel ruolo di Guest Designer. La cura con cui è stata ideata, disegnata ed animata mantiene Reina in perfetto equilibrio tra la sua vocazione di guerriera valorosa e la sua condizione di donna innamorata. Espressiva fino a rasentare la trasparenza, è destinata a diventare un simbolo di questa nuova saga.
La trama si sviluppa a partire da un celebre episodio del fumetto in cui Kenshiro sconfigge l'imperatore Sauzer, l'antieroe del lungometraggio. Kenshiro, sullo sfondo di una società post-nucleare allo sbando, è il salvatore e messia di un futuro di pace e prosperità. Il plot è appassionante e molto curato, con alcuni flashback utili per rendere comprensibile e gradevole la narrazione anche allo spettatore "occasionale". Gli effetti sonori sono decisamente sulla scia di quelli della vecchia serie di animazione e dei più recenti OAV, ma in questo episodio più cristallini e di maggiore impatto.
Sostanzialmente ci troviamo di fronte a un inizio appassionante e realizzato con cura, gradevole anche per chi non conosce o non ama la serie di animazione ed il fumetto da cui deriva. Visto questo primo, buon episodio, potrebbero esserci tutte le carte in regola per vedere una saga di grande valore estetico e narrativo.

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