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sabato 19 settembre 2020

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La protesta deraglia e Silvio sorride

Il “No Cav Day” a piazza Navona: è stato un errore?

15.07.2008 - Luca Paccusse



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Foto di Cristian Faraone
Foto di Cristian Faraone
Basterebbe andarsi a rivedere i titoli e i commenti dei quotidiani di quel 14 settembre 2002 per accorgersi delle differenze tra quella che veniva chiamata “Una festa di protesta” e la manifestazione “No Cav” svoltasi a piazza Navona l’8 luglio. Innanzitutto per l’effetto che ha suscitato. La manifestazione di piazza San Giovanni fu un evento dettato dalla delusione e dall’arrabbiatura ma che era carico di speranza per un risveglio della società civile e della politica in Italia. Allora come oggi molti esponenti della sinistra non approvarono l’iniziativa, molti altri però sfilavano sotto al palco di piazza San Giovanni, non da protagonisti, ma da politicanti preoccupati di venire emarginati per sempre dagli elettori e che per questo si agganciavano al treno dei girotondi che entusiasmava il popolo accorso a Roma da ogni parte del paese. Eppure quella e altre manifestazioni precedenti (come al Palavobis di Milano sempre nel 2002) non era la fiera dell’antipolitica, sia perché, seppur criticati i partiti erano rappresentati con le loro bandiere dalla gente in piazza, sia perché dimostrava che in qualche modo la politica poteva essere fatta anche dal popolo e non solo dai partiti. Erano i manifestanti i veri protagonisti, era la società civile che diceva la sua.

Adesso invece sono i “capipopolo” di turno che si fanno notare, rendendosi protagonisti di un “antipolitica”, o meglio, di una politica che non ha tanto la gente come protagonista quanto coloro che sono su palco, ognuno per conto suo. L’intervento della Guzzanti non  era satira. Non siamo di fronte ad una rappresentazione umoristica che sbeffeggia il potente di turno sia esso il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio o il Papa. Siamo di fronte ad un comizio, politico o antipolitico, a seconda delle percezioni di ognuno. I veri motivi della protesta vengono quindi banalizzati e tutto questo attirarsi l’attenzione con interventi estremi non fa che aiutare gli attacchi di chi demonizza il popolo che è andato a manifestare legittimamente. Aiuta a dimenticare le vere storture dell’Italia e quindi giova sia a colui che siede a Palazzo Chigi sia agli altri politici di destra e sinistra, riformisti o pseudo-tali, che si prodigano ad invocare il “dialogo” che poi si traduce sempre in inciucio perché non ha mai come fine le riforme, bensì gli interessi dei partiti e della casta. E’ vero – come ha detto Travaglio – che alla sinistra l’unica cosa che riesce bene è resuscitare ogni volta Berlusconi. Però credo che la manifestazione di piazza Navona non abbia avuto un effetto tanto diverso. La sensazione è questa purtroppo. Sei anni fa i girotondini della prima ora parlavano di legalità, conflitto d’interesse, leggi vergogna, inefficacia della classe dirigente della sinistra. Urlavano sì, ma non lo facevano in questo modo. Qualcuno dirà: eppure dopo quel settembre 2002 non è che i girotondi si siano più visti molto e la situazione nella sinistra non è cambiata granché. Vero. Ma l’obiettivo dei girotondi e della gente in quel momento era di dare una strigliata alla politica, di favorire un cambio di rotta e di rivitalizzare la società civile del nostro paese.

Oggi invece di cosa si parla? Degli attacchi a Ratzinger e a Napolitano, delle telefonate vere o presunte, del gossip. Sembra una gara a chi urla di più, a chi dice più volgarità perché sono quelle che attirano maggiormente l’attenzione, sono quelle che vengono ricordate e riprese maggiormente dai media. Non sono i contenuti a far notizia. Ancora una volta l’Italia ha dimostrato la sua mediocrità. La colpa forse va data ai giornali e alle tv che tendono a sensazionalizzare tutto, ma la responsabilità è anche di alcuni personaggi intervenuti nel corso della manifestazione che si sono prestati al gioco dei loro detrattori, hanno dato argomenti a chi li critica, hanno rinfocolato le voci di chi, come Fabrizio Cicchitto, parla in modo assurdo e sconsiderato di “progetti reazionari e neofascisti”. Senza contare la perdita di credibilità nei confronti di chi è d’accordo nel merito ai motivi della protesta ma che ha giudicato veramente eccessivo il modo in cui si è svolta. E stiamo parlando di molti italiani. Poi non continuiamo a chiederci come mai la maggioranza del paese continua ad avere più fiducia in un presidente del Consiglio che si fa gli affari suoi e si fa le leggi ad personam, piuttosto che in una sinistra riformista che è quasi inesistente o in un altra parte dell’opposizione che attira su di se’ l’attenzione non per le cose sensate che denuncia ma per gli insulti che lancia. Forse si tratta solo di problemi di comunicazione, chissà. Eppure i fatti sono questi. Alcuni dei presenti alla manifestazione anche gli stessi organizzatori, hanno preso le distanze dalle esagerazioni che sono uscite fuori da piazza Navona. Lo hanno fatto rendendosi conto subito dell’errore e delle conseguenze che quelle affermazioni avrebbero portato. Non c’è voluta certo una riflessione a freddo per comprendere che il boomerang ormai era stato lanciato come un’arma (l’ennesima) a favore di un Berlusconi che non possiamo non immaginarci soddisfatto al vertice del G8 in Giappone, consapevole che di questo passo governerà tranquillamente fino al 2013 e anche oltre, se vorrà.

Questo non è certo un inno alla tattica di Veltroni, che sperava di vincere non nominando mai Berlusconi ma citandolo invece come il “principale esponente dello schieramento avversario”. E’ solo una riflessione di chi pensa che certi leggi siano incostituzionali e immorali, che la classe politica così com’è ha bisogno di cambiare profondamente, che la stampa non debba avere la museruola ma debba denunciare anche attraverso l’uso di intercettazioni e documenti della magistratura gli abusi del potere e i reati accertati o sui quali si sta indagando. Tutto questo senza però incitare un festival degli slogan e delle volgarità di cui il premier è uno dei leader incontrastati e per batterlo non servono certamente queste armi controproducenti.

Non so se dobbiamo prendercela con chi, come ha detto Di Pietro, “guarda alla pagliuzza della satira per nascondere la trave del comportamento illiberale e costituzionalmente illegittimo di Berlusconi” oppure con Mattia Stella (26enne presentatore della manifestazione), che ha  parlato di una Sabina Guazzanti “in preda a uno stato di trance, pericolosa per sé e per gli altri”. Entrambi erano alla manifestazione dell’8 luglio. Forse in quella piazza c’eravamo tutti e nessuno.
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