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lunedì 28 settembre 2020

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M'P Speciale: Roma Fiction Fest (7-12 Luglio 2008)

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Si è svolta in questi giorni a Roma la seconda edizione del Roma Fiction Fest (7-12 luglio).
La kermesse ha visto coinvolti 24 paesi, 250 ore di programmazione tra fiction in concorso (nelle varie categorie: mini fiction, serie lunga, tv movie, prémiere) docufiction, documentari e retrospettive.
L’evento ha presentato in anteprima nazionale le stagioni di serie già affermate come CSI, Dexter, Rome 2 ma anche nuove proposte che potrebbero diventare la serie culto del 2009.

Di seguito alcune delle serie più significative.

 

Einstein: mini serie, 2008, Rai Fiction (prèmiere)


Mini serie in due puntate che racconta la vita di Albert Einstein, diretto dalla regista Liliana Cavani.
Come conferma la regista stessa durante la conferenza stampa, il film ripercorre la vita lavorativa ma soprattutto privata dello scienziato per mostrarcene il suo lato più intimo.
Una storia che ripercorre la sua esistenza dal matrimonio con la prima moglie ed ex collega all’università di Zurigo, Mileva, al suo espatrio negli Stati Uniti a causa delle continue pressioni naziste.
Il grande pubblico avrà l’opportunità di avvicinare una delle più grandi personalità scientifiche di tutti i tempi dal punto di vista umano, vedendo i suoi problemi come marito, come padre, come uomo idealista.
Una serie che potrebbe aprire un nuovo scenario all’interno di una programmazione televisiva all’insegna di pacchi e veline.


L’ombra di Satana: Sky Cinema e Film Master Television (sezione lavori in corso)



La serie che andrà in onda tra ottobre e novembre del 2009, trae ispirazione dai fatti di cronaca di tutti quei ragazzi scomparsi e poi ritrovati all’interno di sette sataniche. In realtà, però, la storia si incentra sul padre del ragazzo scomparso e sul suo percorso di “decostruzione” per ritrovare sé stesso e il figlio; il regista della serie, Alex Infascelli, afferma che ad affascinarlo non è stato tanto “Satana quanto l’ombra”. È l’ombra della società al centro di questa fiction, è il suo silenzio, il suo evitare spiegazioni scomode.
Michele primogenito di una famiglia benestante e tranquilla scompare; quella che viene liquidata come una bravata dal paese, intimorisce il padre che non potendo contare sulla polizia, a causa di alcuni misteriosi incidenti, dovrà indagare da solo mettendo in crisi la sua vita e quella della moglie.

La serie si inserisce in un panorama più ampio che intende trattare temi scomodi per le tv statali.


Guns: miniserie (6 Puntate) diretto da Sudz Sutherland, Canada, 2007

Ottimo montaggio e regia per questa serie che racconta il delicato tema del contrabbando e detenzione illegale di armi in Canada e USA. L’oggettività regna sovrana, non esistono buoni né cattivi, ma la storia di uomini che sopravvivono e secondo la loro ottica agiscono nel giusto.
Un ritmo serrato e accattivante è la ciliegina sulla torta che ci fanno sperare in una sua imminente programmazione.

The Kiss of Death: TV Movie, Paul Unwin, BBC, 2008.

Semplicemente splendido ed equilibrato.
Il tema non è nuovo: la storia di una squadra speciale alle prese con un caso inquitante, il ritrovamento di un cadavere fatto a pezzi (di cui si trovano solo gli arti) su una spiaggia.
Ma la costruzione è diversa: presente e passato si affiancano nella inquadrature, dove ogni sequenza è dedicata a un personaggio della storia (assassino incluso) per raccontarci lo stesso crimine da più punti di vista. Scordatevi CSI, all’interno dell’equipe ci sono moltissimi contrasti, verità nascoste o parziali: ognuno di loro potrebbe essere legato al killer. Ottimo il montaggio, 92 minuti di proiezione che sembrano un’eternità, tant’è la tensione. I confini fra bene e male si affinano.
Un finale affatto banale, farà il resto.

68: docufiction



Incentrato sul 68 ed in generale sul quadro storico degli anni 60: le rivoluzioni universitarie, la guerra in Vietnam, la primavera di Praga, la fondazione delle Pantere Nere in America che facevano della violenza il principale strumento di lotta per tutelare i poveri e gli oppressi; la salita al potere di Dubcek e i rapporti con l’ U.R.S.S. Un montaggio eseguito secondo il principio di causa – effetto fra i vari eventi, rende ancor più lineare il contenuto di questo documentario costituito per lo più da immagini di repertorio.

Ne Parliamo a cena: Italia, 2008.



Al centro di questa serie che ricorda l’impareggiabile Friends quattro coppie sui trenat’anni e due ragazzi sorella e fratello più piccoli sulla ventina. Il tema principale sono i rapporti amorosi: cosa tiene unite le coppie a trent’anni? Perché ci si mente? Perché non si riesce a cambiare e ci si accontenta? Qualche cliché nei dialoghi delle donne (che risentono evidentemente della mancanza di più donne, fra gli sceneggiatori), ma un buon ritmo sono i punti salienti dei dialoghi. Voce narrante i due ragazzi, che ascoltando i “grandi” sperano ardentemente di non ridursi a condurre la stessa vita piena di ipocrisia.

Aida: Spagna, 2008



Divertente commedia che narra la storia di una famiglie e i loro amici. Particolare la scelta della fotografia che ricorda i telefilm degli anni 80-90. Ironia, sarcasmo e battute fulmicotone sono i tratti salienti di questa fiction che ha anche un altro pregio: non ci sono i soliti superuomini e superdonne nel cast. Persone normalissime che per questo risultano ancora più simpatiche allo spettatore. Scene e set semplici ed efficaci. Finalmente.

The Fixer: serie lunga, Inghilterra, 2008.



John Mercer, in prigione per l’omicidio degli zii, viene improvvisamente scagionato da un poliziotto in pensione Kenny Jamenson. Mercier per restare libero dovrà collaborare in alcuni casi come killer; quando prova a rifiutare, il poliziotto lo intima di pensare bene a sua sorella e ai suoi bambini. John è costretto ad accettare. Mercenario contemporaneo, John Mercer è un personaggio assai ambiguo uno sguardo spietato, ma con un briciolo di coscienza (come tutto il cast d’altra parte). Ottima fotografia, buoni dialoghi. Lasciano presagire che sicuramente questa sarà la serie cult del prossimo anno.


Speciale Rodrigo Garcia


Quest’anno sono stati presentati due suoi lavori:

Tell me you love me, 2007

In Treatment 2008, BBC, Cult (SKY Italia)

In entrambe è fondamentale il tema dell’analisi.

In Tell me you love me, ci troviamo di fronte a tre coppie con problemi sessuali che decidono di affidarsi ad una psichiatra (che insieme al marito costituisce la quarta coppia). La serie ha fatto scalpore per il realismo, talvolta eccessivo, delle scene di sesso.
Speriamo sia vero quello che dice la critica statunitense ovvero che dialoghi e la psicologia dei personaggi motiva questa scelta, volendo mostrare le paure più recondite legate a questo tema ormai di gran moda. A nostro avviso, due episodi, non ci consentono di esprimere lo stesso giudizio.

In Treatment è la storia di sei pazienti in cura da un analista.
Una struttura innovativa contraddistingue questa serie costituita da 43 puntate, 5 a settimana ognuna incentrata su un singolo paziente: una scelta audace che basa la sua riuscita sulla sceneggiatura (tutti i personaggi sono delineati in modo credibile e accattivante) e la bravura degli interpreti a fronte di una location statica ed un’unica tematica centrale. Novità: il quinto giorno viene dedicata allo psicanalista stesso (Gabriel Byrne) in cura dalla sua psichiatra.




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