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Recensione film: Nella rete del serial killer

21.07.2008 - Flaminia Angelucci



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Titolo: Nella rete del serial killer (Untraceable)
Regia: Gregory Hoblit
Cast:

Diane Lane, Billy Burke, Colin Hanks

IMDB: 61/100
Voto: 80/100
Jennifer Marsh è un’agente che si occupa di crimini cibernetici. Sembra una nottata come le altre quando sul suo pc arriva la segnalazione di un sito sospetto: killwithme.com. La pagina web mostra in tempo reale la tortura di un gatto, fino alla sua morte. Il portale riscuote un inspiegabile successo; questo porta il gestore del sito ad essere sempre più ardito: le vittime torturate diventano così esseri umani. L’occhio cibernetico del killer si fa sempre più vicino, talmente vicino da appostarsi di fronte alla casa di Jennifer: il suo cortile compare nel sito internet.
Il killer sembra irrintracciabile, cambia ip ad ogni istante, gli omicidi sono sempre più atroci, la morte è più veloce man mano che aumentano i contatti. Gli stessi agenti dei crimini cibernetici si troveranno coinvolti in prima persona in qualcosa di insospettabile.  Questa è davvero una corsa contro il tempo, dove ogni secondo perso è un passo verso la morte; dove il nemico è una sequenza numerica.
Se vogliamo trovare un modello da accostare a questo film probabilmente penseremo a “The eyes”, thriller che si sviluppa sulla rete del 2002.
Due i punti di forza principale del film che potrebbe sembrare uno fra tanti:
i colpi di scena, che fanno brancolare nel buio gli spettatori fino all’ultimo quarto d’ora e risvegliano la sua curiosità; l’ottimo montaggio, sequenze brevi ma che sfruttano tutta la scala delle inquadrature e degli obbiettivi dal grandangolo del giardino al primissimo piano degli occhi di un poliziotto torturato; con un’ovvia preponderanza di piani americani e di qualche ripresa a mano imposti dallo standard di genere. Il risultato è un ritmo equilibrato che ottiene sapientemente l’attenzione dello spettatore.
Dubbia la necessità di alcuni personaggi al fine della storia: cosa fanno tutti i colleghi della protagonista? Hanno qui un ruolo attivo solo 2/3 persone, perché farci sapere che la madre della protagonista vive con lei? Non ha nessun ruolo, eccetto quello di badare alla nipotina.
Ma, come si suol dire, “nessuno è perfetto”.
Un ultimo plauso al regista che, pur nella scelta inflazionata di fare del personaggio di Jennifer un’agente androgino e una madre sola, ha assegnato alla figlia un ruolo marginale senza andare ad incrementare le fila di figli di agenti rapiti: “Grazie!”.




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