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domenica 20 settembre 2020

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M'P Approfondimento: Taxi Driver (1976)

21.07.2008 - Vincenzo Venerito



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Taxi Driver è stato definito dal Mereghetti come una perla del cinema contemporaneo.Non si può dargli torto: Taxi Driver, girato da Martin Scorsese nel 1976, è davvero un film completo e bellissimo che lascia senza fiato lo spettatore dalla prima all’ultima scena. Protagonisti del lungometraggio sono Robert De Niro, davvero in uno stato di grazia in questa pellicola, una giovanissima Jodie Foster (appena 13 anni) e un grande Harvey Keitel. Il film narra delle avventure di Robert De Niro,alias Travis Bickle,che impersona un tassista notturno ex marine che soffre di disagi psicologici dovuti alla sua terribile esperienza in Vietnam. Travis passa le sue giornate guidando il taxi di notte e vedendo porno-film durante la giornata in squallidi cinema a luci rosse situati in periferia. Piano piano si accorge delle contraddizioni della città in cui vive e decide,dopo aver acquistato delle pistole,di uccidere il senatore Palantine che a suo dire impersona tutti i mali del mondo.Ma il suo piano va in fumo perché scoperto dalle guardie del corpo del senatore. Allora decide di salvare Jodie Foster che è una giovanissima prostituta sottoposta alle angherie del suo pappone Sport (Harvey Keitel). Ammazza prima lo stesso Sport, poi l’affittacamere e infine un cliente di Jodie Foster: ferito più volte aspetta l’arrivo della polizia mimando con la mano insanguinata il gesto del suicidio. Il film si chiude con Travis in via di guarigione e con una voce in sottofondo che legge la lettera dei genitori della Foster che ringraziano l’eroico tassista per aver salvato la loro figlia.
Taxi Driver è davvero un film stupendo e pieno di mille risvolti psicologici: Scorsese,che recita un breve cameo nel film, punta l’attenzione sui disagi dei reduci del Vietnam che al loro ritorno a casa non riescono più ad inserirsi in una società che invece di stare loro vicina, gli si ritorce contro.Questo è un tema molto caro al cinema americano che sarà poi sviluppato meglio appena due anni dopo nello splendido capolavoro del cineasta Cimino nel Cacciatore,e in tempi più recenti e in maniera più allegra ,ma non meno incisiva, in uno spezzone di Forrest Gump con uno straordinario Tom Hanks. Ma ritornando a Taxi Driver quello del ritorno dal Vietnam non è l’unico motivo del film: ambientato a New York il regista mette in luce le mille contraddizioni della vita notturna della città che viene osservata dal De Niro durante il suo servizio notturno in taxi.Parecchie sono le inquadrature zenitali e la freschezza delle immagini e i dialoghi serrati fanno di questo film davvero un capolavoro.Si può concludere che Taxi Driver è un film senza tempo, destinato ad essere una delle colonne portanti del cinema contemporaneo (non a caso Quentin Tarantino nella sua speciale top ten dei film preferiti colloca Taxi Driver al terzo posto) e che ancora oggi fa riflettere moltissimo sulle mille contraddizioni della società americana che in tempi odierni è macchiata da un nuovo conflitto bellico in Iraq e in Afghanistan e sulla quale si nutrono mille dubbi circa la sua compattezza.
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