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martedì 18 febbraio 2020

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Recensione film: Denti

Una commedia-horror davvero 'mordace'

27.07.2008 - Valentina Ariete



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Titolo: Denti (Teeth)
Regia: Mitchell Lichtenstein
Cast: Jess Weixler, John Hensely, Hale Appleman
IMDB: 60/100
Voto: 55/100

Dawn (Jess Weixler) non è una ragazza come le altre.
Fa parte dell’associazione “The Promise”, che combatte per la purezza e la castità prima del matrimonio, e i ragazzi non vuole nemmeno guardarli.
A casa la situazione non è meno strana: sua madre, gravemente malata, ha sposato un uomo che ha un altro figlio, Brad (John Hensely), ossessionato da Dawn fin dall’età di cinque anni e dai gusti sessuali violenti e “non ortodossi”.
Quando Dawn incontra Tobey (Hale Applemen), che sembra condividere le stesse convinzioni di purezza, la ragazza deve affrontare i suoi primi turbamenti amorosi e soprattutto sessuali.
Ma ad essere più spaventato dovrebbe essere Tobey e qualsiasi altro esponente di sesso maschile: provarci con Down potrebbe infatti rivelarsi fatale.
“Denti” è una horror-commedia abbastanza insolita, soprattutto per il cinema americano così ossessionato da tabù come il sesso e la vista di genitali, che ha alla base una delle paure più antiche dell’universo maschile: la vagina dentata.
Freud ha scritto volumi sull’ argomento e fin dall’antichità si parla di questo mito, ma al giorno d’oggi questa idea fa più sorridere che paura.
L’idea di criticare le associazioni americane che professano la totale astinenza dal sesso è buona: le riunioni religiose aventi come argomento la totale negazione del sesso e le censure delle foto dei genitali femminili sui libri di biologia (cosa che in alcune città americane avviene realmente) suonano così ridicole e lontane dalla realtà che l’effetto comico è assicurato.
Nel film si potrebbe trovare anche una critica al governo Bush che ha speso ben 100 milioni di dollari in campagne per l’astinenza prima del matrimonio.
I problemi però arrivano alla prima mutilazione maschile: il film perde l’ ironia iniziale e si impelaga in una serie di scene di cattivo gusto, indugiando su genitali mozzati e destando non poco sconcerto nel pubblico, soprattutto maschile.
Quella che poteva essere una parodia della ridicola paura del sesso maschile verso le donne e la loro sessualità, si trasforma presto in una versione splatter di “American Pie” e perde lo smalto dell’idea originale.
Lo stile di regia e l’ambientazione si rifanno ai film horror di serie b e la colonna sonora racchiude tutti i clichè del film di genere: le urla agghiaccianti, i violini stridenti, le percussioni improvvise.
Alla fine la pura e dolce Dawn si trasforma in una virago che usa la sua “particolarità” per punire tutti i malcapitati di sesso maschile che la fanno arrabbiare o le fanno del male, dando un’idea ambigua e forse sbagliata del “potere” della sessualità femminile.
A salvare la pellicola è l’interpretazione della protagonista, premiata al Sundence Film Festival: la giovane Jess Weixler ha del talento ed è riuscita nell’intento difficile di non risultare ridicola in un ruolo del genere, donando al personaggio varie sfumature, dall’ingenuità iniziale fino alla presa di coscienza del suo “potenziale punitivo”.
Nel cast c’è anche John Henseley, il Matt McNamara della serie tv Nip/Tuck.
Peccato perché il contrasto tra il bombardamento mediatico di immagini esplicitamente legate al sesso a cui siamo sottoposti ogni giorno – nel film si vedono in strada poster di modelle e modelli quasi nudi - e il desiderio di rimanere puri o comunque di dare al sesso un significato più profondo si perde in una parodia grottesca e poco incisiva.


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