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martedì 18 febbraio 2020

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Recensione film: Zohan

28.07.2008 - Alessandro Pangallo



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Titolo: Zohan
Regia: Dennis Dugan
Cast:

Adam Sandler, John Turturro,

IMDB: 56/100
Voto: 50/100
Ci sono molte scuole di comicità nel cinema: c'è la scuola Mel Brooks, tutta incentrata sulle gag, poi c'è quella dei vari Scary Movie, in cui si tende semplicemente a dissacrare sistematicamente le mode del momento, o ancora c'è la classica comicità da commedia americana ambientata nei college, di cui è campione la serie American Pie. C'è poi la comicità alla Zoolander, nata sul finire degli anni 90 e esplosa definitivamente nell'ultimo decennio, una comicità basata su scenette abbastanza surreali e su richiami al sesso più o meno espliciti. E' proprio in quest'ultimo filone che si colloca questo Zohan, ultima fatica di Adam "testa d'uovo" Sandler.

Zohan Dvir è un supersoldato israeliano in lotta contro i Palestinesi, il cui sogno è però quello di diventare un parrucchiere. Nello scontro con il suo acerrimo rivale Phantom decide di fingersi morto per poter andare negli Stati Uniti e ricominciare una nuova vita sotto falsa identità. Giunto a New York, dopo una serie di difficoltà iniziali riesce a far impennare i guadagni del negozio in cui trova lavoro (di proprietà di una ragazza palestinese), offrendo alle sue attempate clienti delle prestazioni accessorie un po' particolari nel magazzino del negozio.

Partiamo subito con il dire cosa funziona: il film strappa qualche risata di gusto, e alcune frasi sono caratterizzate da un umorismo talmente greve e becero da diventare degli instant classics ("mi sento come un omosessuale arrapato in un negozio di salsicce!"). Purtroppo per alcuni momenti divertenti, ce ne sono molti di più di non divertenti: se le scene in cui Sandler veste i panni del supereroe improbabile sono effettivamente riuscite, tutto l'umorismo imperniato sui dubbi gusti sessuali di Zohan perde mordente dopo circa venti minuti di film. Peccato che la pellicola duri un'ora e tre quarti, e che le gag a sfondo sessuale siano state quelle più utilizzate dagli autori (la mano di Judd Apatow in questo si nota facilmente). Inoltre, Sandler in alcuni momenti sembra un po' troppo uguale a se stesso in altri film: prendete un 50 Volte il Primo Bacio qualsiasi, date al protagonista un accento israeliano ed eccovi servito questo Zohan. Metteteci poi una serie di luoghi comuni che gli americani possono capire, ma che sono totalmente sconosciuti qui da noi ed ecco che la frittata è fatta.

Potrebbe avere fortuna per il mercato dei DVD in affitto, ma al cinema mi sembra improbabile che un film del genere possa funzionare…



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