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Recensione film: Vicky Cristina Barcelona

Qual è l'amore vero?

20.10.2008 - Valentina Ariete



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Titolo: Vicky Cristina Barcelona
Regia: Woody Allen
Cast: Scarlett Johansson, Penelope Cruz, Javier Bardem
IMDB: 79/100
Voto: 60/100

 

Qual è l'amore perfetto?
Quello passionale al punto da diventare pericoloso, quello basato sulla seduzione del momento o quello abitudinario ma rassicurante?
Tutti e nessuno.
Così come la passione per l'arte: sia che si manifesti come forma creativa geniale, entusiasmo volubile o interesse intellettuale.
Tutti questi aspetti sono incarnati da tre donne molto diverse tra loro che si contendono l'amore di Juan Antonio (Javier Bardem), pittore spagnolo bohémien sensuale e maledetto.
Vicky (Rebecca Hall) è la classica americana con convinzioni solide e spirito pratico: sta per sposare un uomo benestante e affettuoso che le assicura un futuro agiato e senza troppe sorprese.
Cristina (Scarlett Johasson) è uno spirito libero che passa da un fidanzato all'altro con la stessa disinvoltura con cui cambia occupazione: si cimenta prima con la regia, poi con la fotografia.
Le due ragazze americane vanno in vacanza a Barcellona e qui incontrano Juan Antonio: l'uomo offre loro un week-end d'arte e sesso a Oviedo, instaurando un bizzarro triangolo amoroso.
Triangolo destinato a diventare un quartetto perché sulla scena irrompe Maria Elena (Penelope Cruz), ex moglie di Juan Antonio, folle e senza regole, che porta scompiglio come un vento africano. L'equilibrio precario che si instaura tra i personaggi sembra funzionare per un po', ma con il finire dell'estate i nodi vengono al pettine e tutti dovranno affrontare le loro questioni in sospeso.
Dopo la trilogia londinese - "Match Point", "Scoop" e "Sogni e delitti" -, Woody Allen rimane in Europa e sceglie come set l'assolata e colorata Barcellona: non più l'atmosfera cupa e riflessiva di Londra, più idonea alla tragedia metropolitana, ma ritmi gitani e vino rosso, perfetti per la spensieratezza della commedia romantica.
Peccato che le risate siano poche e per nulla incisive: siamo lontani anni luce dall'umorismo feroce e geniale in grado di fare satira sociale e politica dell'Allen che tutti conosciamo.
Questo "Vicky Cristina Barcelona" infatti sembra un capriccio del regista, come se Allen stesso avesse voluto concedersi una vacanza: ed ecco quindi una Barcellona da spot pubblicitario sullo sfondo, ritratta con superficialità e trascuratezza. Anche i personaggi risultano piuttosto piatti, incarnando una summa di clichè e temi ormai anacronistici e stantii: l'artista bohémien, la borghesia ipocrita, l'arte come metafora per eccellenza della vita, la difficile interazione tra uomo e donna.
Allen torna dunque a temi che in passato ha più volte affrontato ma senza la sua geniale verve e senza aggiungere nulla di nuovo a queste riflessioni, cosa che invece ha brillantemente fatto con i tre film ambientati a Londra, in cui attraverso il linguaggio, per lui nuovo, del dramma è riuscito a mettere in luce aspetti caratteristici della società attuale.
Il risultato è quindi un mix tiepido di umorismo e leggerezza quasi fuori dalla realtà, che, se non ci fosse il nome di Allen sul poster, stenteremmo ad attribuire al regista di New York.
Merita una menzione speciale la strepitosa coppia Bardem-Cruz: lui, fresco di Oscar, con quel viso che sembra dipinto da El Greco, è perfetto nel ruolo dell'artista fascinoso e playboy, lei è straripante e intensa, una prima donna in piena regola. Promettente anche la fresca e sorridente Rebecca Hall mentre appare monocorde la Johansson che, come spesso accade, si limita ad interpretare se stessa.
Deliziosa invece la canzone "Barcelona" dei Giulia y Los Tellarini, tema portante della pellicola.
Insomma "Vicky Cristina Barcelona" è proprio come la storia che racconta: un' esperienza tutto sommato piacevole e breve destinata ad essere dimenticata in fretta.

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