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martedì 31 marzo 2020

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Recensione film: Summer

Ovvero dell’amicizia e della morte

24.10.2008 - Chiara Comerci



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Titolo: Summer
Regia: Summer
Cast: Robert Carlyle, Steve Evetz, Rachel Blake
IMDB: IMDB
Voto: 70/100
Tre destini si incorciano fin dall’infanzia. La crescita è dura in un paesino di campagna, ma i nostri non si danno per vinti. E il divertimento viene come può, spesso prendendo a pugni un compagno o con piccoli atti vandalici. Ma il film inizia con i protagonisti già grandi: due amici insieme in cima ad una collina di grano a guardare dei ragazzi in bicicletta. Solo che uno è gravemente malato, siede su una sedia a rotelle.
Da qui parte il passato. La mitica estate di Shaun, Daz e Katy. Spensierati, giovani, Shaun innamorato di Katy e amico per la pelle di Daz. Il balletto tra un lontano ricordo di allegria e un presente doloroso che conduce inevitabile alla morte e alla fine di tutto è appena iniziato.
E i ruoli piano piano diventano chiari: Shaun ha seri problemi di apprendimento, e sfoga questa frustrazione con la violenza verso il prossimo. Daz è introverso e maldestro, vive di riflesso. E poi c’è Katy, sempre disponibile a disobbedire alla madre per vedersi con Shaun.
In un lento convergere di ricordi e realtà la pellicola ci porta a scoprire “chi è chi” in quel gioco delle parti che è la vita. Fino al drammatico e inevitabile epilogo, che sarà una fonte immensa di dolore ma anche un giro di boa per due vite – quella di Shaun e del figlio di Daz – che stavano andando inesorabilmente alla deriva.
Un film difficile, sicuramente toccante nella descrizione del quotidiano vivere accanto ad un malato terminale, e contemporaneamente rivolta al rapporto tra i tre giovani in maniera quasi ossessiva. Certo è questo che ci si può aspettare dalla vita vissuta in un piccolo centro. Ma il passato contrasta bene con il presente, la vita che conduce il figlio di Daz, pur così simile negli eccessi a quella del padre, è meno chiusa, più spensierata ancora di quella vissuta da uno Shaun perennemente in lotta con il mondo per farsi capire e accettare.
I lunghi silenzi, i gesti eloquenti dei personaggi spesso parlano per loro. In tutta la sua pesantezza si avverte il lasciarsi vivere di Daz e Shaun, che abita insieme all’amico per assisterlo, e in qualche modo farsi perdonare un errore di gioventù. L’atmosfera che si respira tangibilmente per tutto il film è rimorso, dolore, stanchezza, rabbia cieca. Nonostante il buon cast i personaggi però rimangono con un potenziale inespresso, che non riesce a raccontare a fondo il loro vero essere. Shaun per esempio non mantiene una coerenza tra la giovinezza e l’età edulta, a prescindere dai rimorsi per aver causato gravi problemi all’amico.

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