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sabato 19 settembre 2020

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Recensione film: Max Payne

Il videogioco che ha appassionato una generazione diventa un film

16.11.2008 - Valentina Ariete



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Titolo: Max Payne
Regia: John Moore
Cast: Mark Wahlberg, Mila Kunis, Beau Bridges, Ludacris
IMDB: 59/100
Voto: 50/100

 

Nel 2001 il videogioco “Max Payne” divenne un caso mondiale: un’intera generazione di ragazzini si appassionò alla vicenda di questo poliziotto la cui famiglia è stata trucidata e che cerca vendetta. A rendere speciale “Max Payne” è l’impostazione cinematografica del gioco, mai vista prima di allora, con la visuale in prima persona del personaggio e gli intervalli tra un livello e l’altro che sembrano dei piccoli film.
Impossibile non trasportare un prodotto del genere sullo schermo.
A fare il passo dal virtuale alla celluloide ci ha pensato il regista John Moore e il Max Payne in carne e ossa è, il sempre più lanciato, Mark Wahlberg.
Purtroppo per i fan più accaniti il film introduce degli elementi che si distaccano dall’originale: Max è sempre in cerca degli assassini che hanno ucciso sua moglie e sua figlia, ma la pista da seguire lo porta sulle tracce di strane creature alate dall’aria demoniaca che danno un’aria gotica e paranormale alla pellicola.
L’elemento ultraterreno diventa così disturbante per il procedere della storia, che perde quel fascino noir che possiede il videogioco.
Wahlberg ce la mette tutta per incarnare il ruolo del poliziotto ferito e disilluso, così disperatamente alla ricerca della verità da diventare quasi folle, ma il contesto non lo aiuta: nonostante il grande uso di effetti speciali, l’azione è ridotta al minimo e quando c’è non è coinvolgente come quella del videogioco. Paradossalmente il film si ispira più a un look da fumetto, prendendo a piene mani dai film tratti dai lavori di Frank Miller (“Sin City” su tutti), e trascura elementi come il bullet-time (l’effetto delle pallottole rallentate lanciato da “Matrix”), che nel videogioco era predominante, e i sogni del protagonista, sostituiti da allucinazioni apocalittiche.
Ne esce un’atmosfera a metà tra il fumetto e il paranormale, con delle forzature che rendono legnoso il procedere della pellicola, non riuscendo a coinvolgere totalmente lo spettatore.
Peccato perché il materiale di partenza era buono: sarebbe stato meglio affidarsi di più al videogioco e puntare sulla psicologia del personaggio che non voler strafare a tutti i costi grazie ad elementi dark.
Se siete degli appassionati irriducibili, restate fino alla fine dei titoli di coda: ci sono le basi per un “Max Payne 2”.

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