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sabato 26 settembre 2020

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Intervista al cast e al regista di "Io non ci casco"

Alla Casa del Cinema di Roma parla il cast di “Io non ci casco”

30.11.2008 - Valentina Ariete



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Il regista Pasquale Falcone, impegnato anche nel ruolo del padre di Marco, ha spiegato subito come la gestazione del film sia stata lunga e travagliata: “Il progetto è nato quasi tre anni e mezzo fa. Per il mio film volevo ragazzi delle scuole, non attori emergenti o comunque professionisti. Abbiamo fatto quindi seicento provini da cui abbiamo selezionato quaranta ragazzi e ogni venerdì ci riunivamo per provare i personaggi. Visto che poi non arrivavano i finanziamenti per fare il film, l’estate ci vedevamo per fare uno stage in un villaggio turistico, per non interrompere il lavoro.
Poi ho letto sul giornale che Maria Grazia Cucinotta voleva fare la produttrice. Ho proposto il mio lavoro al suo staff e hanno accettato. Per me è stato un miracolo! E poi è un miracolo che questi attori importanti abbiano voluto prendere parte al progetto: ringrazio Maurizio Casagrande che non è qui perché si trova in Kenya a girare con Boldi.
Per me che ho esordito come regista a più di quarant’anni con “Amore con la S maiuscola” grazie a un’inserzione pubblicata su Ciak questo è un vero miracolo
”.
Il film verrà distribuito da Medusa in sessanta/settanta copie.
Alla domanda se questo film nasce da un’esperienza personale il regista ha commentato: “Sì, deriva da esperienze personali. Da giovane sono stato in coma e ho avuto esperienze extrasensoriali, poi quando mi sono ripreso mi dicevano “Pasquale tiene un cucchiaio di cervello in meno” perché mi hanno operato alla testa. Un amico di  mio figlio poi a sedici anni è stato in coma per dodici giorni e allora mi sono deciso a parlare di questi argomenti. Per quanto riguarda il finale del film è aperto perché la vita è aperta. Non voglio esprimermi in maniera netta sull’eutanasia. Mio suocero ha avuto un ictus che lo ha costretto su una sedia a rotelle e noi volevamo che la sua vita finisse perché soffriva troppo, ma questo è un argomento che non si può affrontare con leggerezza, soprattutto quando la persona in questione ti appartiene”.
Alla stessa domanda Maria Grazia Cucinotta ha risposto: “Non si può rispondere a un problema che non ti appartiene in prima persona. Nel film c’è la speranza: finchè c’è un cuore che batte la vita va avanti. Noi volevamo far vedere i ragazzi di oggi. Nessuno li ascolta e noi volevamo farli vedere per come sono realmente”.
Il film tratta anche l’importante e attuale tema dei pirati della strada e Rosaria De Cicco, nel film la madre di Marco, a tal proposito ha detto: “Questi argomenti come il coma e l’eutanasia sono diventati di moda mentre giravamo e abbiamo sentito la responsabilità di affrontare questi temi. Nel film la cosa interessante è lo scontro generazionale, come le due generazioni dei genitori e dei figli affrontano la cosa: e noi ne usciamo fuori veramente peggiori! I ragazzi ci sorprendono sempre. Sono i ragazzi a decidere che Marco deve andare avanti. Io poi recitando il ruolo della madre avevo uno responsabilità enorme e anche lei è una grande presenza e dà speranza”.
Al regista è stato poi chiesto perché ha preparato i ragazzi per due anni e ha risposto: “Perché ci sono voluti due anni per trovare i produttori! Ormai questi ragazzi sono tutti miei figli. Li ho scelti personalmente e per ogni ruolo c’erano circa sei-sette conocorrenti. Solo per Marco abbiamo fatto una scelta sull’aspetto fisico. Ho scelto le persone che erano più simili al personaggio”.
A tal proposito è intervenuto ironicamente anche il DJ Claudio Coccoluto: “Pasquale è stato così scrupoloso che anche io ho dovuto concorrere con altri quattro-cinque aspiranti Coccoluto per fare me stesso!”.
Alla Cucinotta è stato chiesto se dopo questo film comprerà il motorino a sua figlia e l’attrice ha risposto: “No! Mia figlia ha solo sette anni ma so già che non le comprerò il motorino! Questa cosa di non allacciare il casco poi è grave soprattutto perché i ragazzi la vedono come una sfida al sistema degli adulti, ma è una sfida stupida perché si rischia sempre la propria vita. Il problema poi in realtà spesso non è la guida dei ragazzi, ma quella degli altri”.
Interrogato su quale genere cinematografico preferisce e sul suo rapporto con la tecnologia il regista ha dichiarato: “Il genere che mi appartiene di più è la commedia brillante. Ma questo film aveva bisogno di un tono diverso. A me poi interessava far vedere come i ragazzi oggi parlino con le dita: mandano SMS, sono connessi 24 ore su 24 a Messenger…Quando ero giovane io solo telefonare alla ragazza era un problema! La tecnologia è importante ma a me appartiene poco. Ho comprato un iPhone per moda e so fare solo le foto! I ragazzi poi a volte non si rendono conto degli SMS che scrivono e spesso si lasciano per un SMS! Oppure a volte scrivono cose che non avrebbero il coraggio di dire a voce”.
Alla Cucinotta è stato chiesto di parlare dei suoi progetti futuri: “Ho sei pellicole in uscita ma ve ne parlerò poi perché qui ci sono dodici ragazzi con il loro sogno e questo è il loro momento. Quando riesci a realizzare il sogno di un ragazzo e soprattutto di un ragazzo del sud, perché al sud c’è poco da sognare, ti senti un eroe. Sul set c’era questa magia, quest’emozione. L’ultimo giorno si piangeva tutti. Il vero cinema è questo. Ora gli attori sono viziati, non vogliono fare pubblicità ai film, invece la recitazione di questi ragazzi non sarà perfetta ma sono veri. Un film può costare 100 o 1000, se poi è di qualità dipende dall’intenzione del gruppo. Qui c’era la volontà di tutto il cast di trasmettere un’emozione forte e un’emozione non costa, c’è solo quando la vuoi far trasparire”.
A questo punto hanno parlato anche i ragazzi e Fabio Massa, Davide nel film, ha detto: “Arrivavamo sul set con una Panda dell’ ’84 a cui non entra la terza…Questo per noi è veramente un sogno. Speriamo che il film vada bene e che non sia l’ultima esperienza”.

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