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mercoledì 27 maggio 2020

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Recensione film: Saw V

Non crederai ai tuoi occhi

30.11.2008 - Giulia Pietrozzini



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Titolo: Saw V
Regia: David Hackl
Cast: Tobin Bell, Scott Patterson, Costas Mandylor
IMDB: 59/100
Voto: 50/100

 

Saw IV ci aveva dato l’opportunità di approfondire la storia dell’enigmista.  Il quinto episodio della serie di “Saw”, invece, affonda le radici nel personaggio dell’agente Hoffman (Costas Mandilor), il successore di John, il suo discepolo. E’ il solo sopravvissuto e con tutti i mezzi dovrà tentare di tenere celata la sua vera identità. I numerosi flashback - artificio caro ai registi della saga – ci guidano attraverso le vicissitudini che l’hanno portato a proseguire l’opera iniziata dal suo “maestro”. La conoscenza tra i due, la collaborazione, la morte dell’assassino seriale (ma con bizzarre aspirazioni da risanatore, si capisce); le motivazioni personali che lo spingono a designarsi prosecutore dell’attività moralizzatrice del buon vecchio John: tutto questo, ed altro ancora, in questa pellicola. E per “altro ancora” si intendono le solite, ma sempre più intricate (e ingarbugliate, confuse a tratti) trappole che hanno reso famoso il lavoro dell’enigmista.                                                                               
 Il regista David Hackl, scenografo delle prime quattro puntate di questa epopea dai toni thriller - splatter, torna su note rappresentative meno gratuite, strizzando l’occhio allo stile dei  primi due film. Nel quarto episodio ciò che indugiava nella memoria dello spettatore era esclusivamente l’orrore visivo dei sadici macchinari che costringevano la vittima a decidere tra morire o uccidere per, forse, sopravvivere.          In questa pellicola, invece, ricompare l’attenzione per le storie umane degli individui che vengono scelti come cavie per gli esperimenti malati del (nuovo) enigmista. E si rinnova il messaggio di redenzione: le vittime sono sempre persone dalla dubbia morale, esseri senza scrupoli che non tengono in considerazione né l’esistenza degli altri né la propria; l’unica opportunità di riscatto che gli viene concessa è quella di “fare un gioco” che potrebbe insegnargli ad apprezzare la vita.

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