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lunedì 25 maggio 2020

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Raggiunto l’accordo sul clima a Bruxelles

Confermati gli obiettivi del pacchetto 20-20-20

14.12.2008 - Marco Bolsi



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In seguito all’accordo sul rilancio dell’economia europea, l’UE ha raggiunto un compromesso anche sul pacchetto clima. Il vertice di Bruxelles è riuscito a mettere d’accordo i 27 Paesi membri, compresi Italia, Polonia e Gran Bretagna, che avevano avanzato proteste circa le misure restrittive previste dall’obiettivo 20-20-20. Questo, come ricorderemo, prevede una riduzione entro il 2020 del 20% delle emissioni dei gas serra, un aumento del 20% delle fonti rinnovabili e un risparmio del 20% in efficienza energetica.

Il Presidente di turno dell’UE, Nicolas Sarkozy, ha definito “storica” la svolta verde che ha messo d’accordo i Paesi membri e che rilancia l’Europa nella lotta contro il surriscaldamento terrestre, promuovendo la compravendita da parte delle industrie dei diritti di emissione inquinanti. In particolare Roma si è impegnata in un approccio graduale che vede un pagamento di una quota pari al 20% nel 2013, al 70% nel 2020, fino a raggiungere il pieno 100% nel 2025. Al piano sono vincolate solo le industrie non a rischio di delocalizzazione: si è cercato infatti di evitare il cosiddetto carbon leackage (letteralmente fuga di carbonio, ndr), ovvero il rischio che interi settori industriali, per non sottostare alle norme di riduzione imposte dall’UE, trasferiscano interi impianti in Paesi terzi dove vigono leggi più permissive. Il Consiglio dei ministri ha dunque definito industrie a rischio di delocalizzazione quei comparti ad alta densità energetica per cui l’acquisto dei diritti di emissione comporta un aumento di sovrapproduzione pari al 5%.

Su queste basi sono state accolte le richieste presentate dalla Germania che chiedeva di tutelare le sue imprese manifatturiere, di acciaio e di cemento; discorso diverso per l’Italia le cui industrie di vetro, ceramica e carta saranno soggette ad attenti calcoli di percentuale.

Gli accordi presi andranno in porto a partire dal 2013, ma già dal 2010 verrà attuata una rivisitazione globale del piano ambientale. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha interpretato questa clausola come una possibilità di cambiamento nel caso che le grandi potenze nazionali, quali gli Stati Uniti e la Cina, non seguano l’esempio europeo. Fortunatamente sia da Washington che da Pechino giungono buoni segnali, soprattutto in seguito ai piani proposti che mettono a disposizione investimenti cospicui per la salvaguardia climatica.

Berlusconi, invece, si era espresso diversamente a riguardo: aveva infatti dichiarato che in tempi di crisi queste iniziative volte a ridurre il riscaldamento globale erano come “un malato di polmonite che pensa alla messa in piega”. Affermazioni pesanti che evidenziano una forzatura nell’approvazione del pacchetto energetico e che forse non tengono conto delle alte sanzioni in caso di marcia indietro.

Comunque il testo che è stato varato dovrà essere vagliato dal trilogo comunitario – Consiglio Europeo, Europarlamento e Commissione. Sarà votato mercoledì prossimo a Strasburgo in seguito a una discussione dalle sorti incerte: bisogna infatti ricordare che l’assemblea mirava a obiettivi più corposi e potrebbe considerare eccessive le concessioni fatte ai Paesi dell’Est. 

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