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domenica 09 agosto 2020

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Recensione film: Paprika

L’animazione di Satoshi Kon tra sogno e realtà

17.12.2008 - Enrico Rossignoli



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Titolo: Paprika
Regia: Satoshi Kon  
IMDB: 77/100
Voto: 78/100

 

Nell’era più tecnologica della medicina la psichiatria si evolverà verso l’orizzonte più misterioso della mente umana: il subconscio.
Una clinica di sperimentazione medica viene derubata della DC Mini, lo strumento grazie al quale la scienza potrà esplorare i sogni dell’uomo e curare i pazienti traumatizzati da eventi passati. Durante le indagini sulla DC Mini, gli scienziati ideatori dell’invenzione vengono colpiti da attacchi improvvisi di schizofrenia trasformando la struttura ospedaliera in un incubo ad occhi aperti. La follia, provocata dalla pericolosa invenzione, viene interpretata come un atto terroristico da parte del Dottor Shima, il recentemente scomparso realizzatore della macchina.
Paprika è l’eroina dell’etere onirico, alter ego della Dottoressa Atsuko Chiba, pirata del sistema, viaggiatrice e analista dei sogni delle persone. Sarà lei a tentare di salvare il mondo di fronte alla minaccia terrorista di un incubo collettivo.  
Presentato nel 2006 al Festival di Venezia e tratto dalla visionaria fantascienza del maestro Yasutaka Tsutsui, è il quarto lungometraggio del regista e disegnatore giapponese Satoshi Kon. Dopo il brillante Tokyo Godfathers, il 40enne Kon replica il promettente esordio di Perfect Blue con uno psyco-thriller che mescola meta-cinema contemporaneo e fantascienza mitologica insieme al dramma interiore dei suoi protagonisti. Il risultato è un viaggio freudiano attraverso le paure e i desideri dei sognatori. Un mondo in cui realtà ed immaginazione si fondono su una trama stratificata e dominata dalle ambizioni (eroiche e malvagie) dei personaggi.
Spicca il tema dell’amicizia, smarrita tra le ferite dell’adolescenza; la comprensione della mente umana come patrimonio immaginario inaccessibile alla scienza moderna; l’accettazione di sé stessi attraverso il dualismo femminile tra fredda razionalità e spirito di sacrificio.
 Paprika scavalca la prospettiva occidentale di “Cartone Animato” in novanta minuti di elaborazione artistica superiore a quella animazione tridimensionale solo a caccia d’incassi. Le scenografie digitali accompagnano la regia senza mai intralciare il racconto. La perfetta colonna sonora di Susumu Hirasawa si ripete ogni volta che lo spazio e il tempo della realtà si sovrappongono alla fantasia dell’inconscio. Un’orchestra d’immagini che prima incanta e poi penetra nella mente dello spettatore fino allo stordimento.
Più che un’avventura è un’esperienza: “la dimostrazione di come l’animazione digitale giapponese stia salendo verso la luna, mentre quella americana rimanga ancora a giocare nelle vasche di sabbia per bambini. “ (New York Times).

 

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