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venerdì 10 aprile 2020

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  • Cinema e Teatro

Se vediamo il buco nero, non esi(s)tiamo!

Lo psicanalista più schizofrenico del mondo al cinema

26.12.2008 - Claudio Fora



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Essere o non essere? Immagini di Lacan. Come un carmelobene economo, asceta, centellina le parole ma ogni sillaba si presenta (o s’assenta) a noi come evocata, e arriva fino alla nostra d’assenza. O meglio: di quasi assenza. E’ qui il punto, perché Lacan segna la quasi indifferenza di strutturalismo e post-strutturalismo. Dove il tra è un velo, di certo frainteso, ispessito dai presunti seguaci accademici di Jacques, che hanno fatto del grande Altro una maglia troppo stretta, riducendo l’ampiezza filosofico-spirituale dell’idea certo tragicissima di prigionia lacaniana. Nei filmati, unici due esistenti ufficialmente, presentati al Detour il 12 dicembre, in cui (s)compare Jacques Lacan, tutta la lotta del gesto e della parola per strappare l’ennesimo schermo. Nel ciclo di lezioni agli studenti di Louvain, Lacan s’introduce laconicamente (lacanicamente) con un “cercherò di farvi sentire qualcosa”. Segue una serie di choc, un teatro della crudeltà al negativo, all’insegna del togliere: resta lo scheletro della comunicazione, in quelle emissioni, movimenti, in quegli occhi. Il secondo filmato è “Psychanalyse”, e Lacan intervistato gioca con le parole, si fa più prolisso ma essenziale pur sapendo di girare sempre attorno, dunque a vuoto, nell’impossibilità della risposta. E il senso è sempre (s)velato, sfiorato e subito perso nel buco nero del Reale. Ecco, ragionare o, anzi e, sragionare sul triangolo lacaniano è parlare dell’immagine che è linguaggio e insieme non lo è, di per sé. Ma i nostri occhi? Accecarseli o … o certe volte sentire una visione, oscena e sublime, tra le maglie del Simbolico, in e oltre e malgrado lui, e per tramite d’un’intensificazione d’Immaginario (l’ Immaginario.. dannazione del cinespettatore e intanto..). Comunque: capita che le immagini creino, siano vortici vertiginosi, che si aprano in loro buchi neri d’intensità, neri accecanti. La riflessione (in ogni senso: il mondo è riflessione, riflesso, significante, objet petit a, croce e delizia) lacaniana è imp(r)egnata in ogni immagine, le sue strutture e la loro tendenza al dissolvimento sono le stesse delle pratiche filmiche di un Lynch, Herzog, Rivette, Bene, Ruiz, tra gli altri. Buchi neri: se li vedremo, non esi(s)teremo.

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