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sabato 04 aprile 2020

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Recensione: Casinò (1995)

19.01.2009 - Francesco Manca



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Titolo: Casinò (1995)
Regia: Martin Scorsese
Cast: Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Woods
IMDB: 81/100
Voto: 95/100

 

Cinque anni dopo il meraviglioso “Goodfellas” (1990), Martin Scorsese torna nuovamente sul grande schermo con un’altra pellicola tratta da uno scritto di Nicholas Pileggi, anche autore della sceneggiatura insieme allo stesso regista.
Quest’ennesima e sfavillante opera dietro la macchina da presa di Scorsese può essere considerata, per certi versi, una sorta di rifacimento di quello che è tutt’oggi considerato il suo Capolavoro assoluto: “Goodfellas”, appunto.
Tra le due pellicole sono presenti numerosi punti in comune: l’autore dei romanzi a cui sono ispirate, come detto, è il medesimo, il cast mantiene molti degli stessi attori (Robert De Niro e Joe Pesci su tutti, più il cammeo di Catherine Scorsese, madre di Martin, che in “Goodfellas” interpretava la madre del personaggio di Pesci), nei due film è usata frequentemente la tecnica del piano sequenza ed entrambe le vicende vedono protagonisti dei gangster alle prese con loschi affari di denaro, droga e via discorrendo.
In “Goodfellas” vedevamo i gangster entrare ed uscire dai numerosi clan mafiosi di Brooklyn dove si consumavano, tra l’altro, omicidi e vendette, mentre, in “Casinò”, ci troviamo invece, come allude il titolo stesso, nel mondo patinato, folgorante ed altrettanto spietato degli immensi casinò di Las Vegas.
La storia (realmente accaduta, così come quella di “Goodfellas”) vede protagonisti Sam Rothstein (De Niro), soprannominato “Asso” per via del suo innato talento per le scommesse, il suo fido compagno Nicky Santoro (Pesci), un gangster senza scrupoli noto per il suo carattere aggressivo e la futura moglie di Rothstein, Ginger, una provocante donna che diventerà vittima dell’alcolismo e della tossicodipendenza.
Come in tutte le opere di Scorsese, anche in “Casinò” il ritmo frenetico e deciso che alleggerisce non poco la lunga durata (178 minuti) è scandito egregiamente dalla consona voce fuori campo dei personaggi interpretati da De Niro e Pesci, i quali narrano con elegante disinvoltura le azioni compiute da loro e dai rispettivi soci in passato e che si stanno susseguendo al momento.
Anche qui si parla di redenzione, di corruzione, di vendetta e di potere, per citare un’altra pellicola attinente al genere Gangster (“Scarface” di Brian De Palma): chiunque cerca di prendersi tutto quello che può. Sono sempre i più forti quelli che ce la fanno, e i deboli devono alzare i tacchi e lasciare spazio a chi li precede, altrimenti, come cita lo stesso Rothstein, finisci in una buca in mezzo al deserto.
A questo proposito è da sottolineare il fatto che “Casinò” è uno dei primi film in cui ci viene mostrato un mondo che va al di fuori del semplice gioco d’azzardo, difatti, ci viene raccontata con il solito stile freddo e distaccato tipico del miglior Scorsese, cosa succede a chi sgarra e non rispetta le regole. Chi aveva mai visto, se non per via di semplici intermezzi e dopo l’avvento di “Paura e delirio a Las Vegas” (1998), lo sconfinato ed arido deserto che sta dietro gli sgargianti casinò?
Più di qualunque altra cosa, questo di Scorsese, si può senz’altro definire un film fortemente innovativo, sia per il cinema Gangster che per tutta la Settima Arte degli ultimi decenni, nonché il suo prodotto narrativamente più accattivante e tecnicamente più riuscito, che sfoggia una sceneggiatura pirotecnica accostata ad una fotografia magistrale, curata dal sempre grande Robert Richardson e da un montaggio preciso e coinvolgente, che porta la firma della abituale collaboratrice del regista, Thelma Shoonmaker.
Sagace, arguto e tagliente. Questo è Martin Scorsese, e questo è il perfetto modello di un Gangster “come si deve”…

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