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giovedì 06 agosto 2020

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La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sessant’anni dopo

Il 10 dicembre 1948 veniva adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la speranza di non vedere più certe violazioni e crimini contro l’umanità. Oggi c’è ancora molto da fare

14.12.2008 - Luca Paccusse



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Il 10 dicembre 1948 erano solo tre anni che il mondo era uscito dalla catastrofe del secondo conflitto mondiale e cercava quindi di presentarsi in una veste rinnovata, carica di speranze e volontà di rendere il futuro dell'umanità migliore. Nel 1945 a San Francisco erano nate le Nazioni Unite, germe di quella che sarebbe dovuta diventare la "comunità internazionale", quella che non era riuscita a diventare la Società delle Nazioni all'indomani della Grande guerra. Quasi un governo mondiale capace di prevenire le guerre, la povertà, i massacri, i genocidi, le violazioni dei diritti umani.

Fu in quest'ottica - oltre che per rispondere alle atrocità degli anni precedenti - che l'Onu, nel dicembre del 1948, promosse la redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, approvata dall'Assemblea Generale e firmata a Parigi dagli Stati membri delle Nazioni Unite. Si tratta di un documento di portata "universale", caratteristica innovativa in quel momento, perché si rivolgeva per la prima volta all'umanità intera in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo senza fare divisioni in base alla nazionalità, l'etnia, la religione. Antenati illustri possono essere annoverati tra i filosofi (come Locke, Kant, Voltaire, Rousseau) ma anche tra i documenti del passato come la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (proclamata durante la Rivoluzione francese nel 1789), i 14 punti di Wilson (al termine della prima guerra mondiale) e la Carta Atlantica (di Roosevelt e Churchill) del 1941.

La Dichiarazione è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti dell'uomo sono suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici, sociali e culturali. Trattandosi di una dichiarazione di principi non vincolanti, i membri delle Nazioni Unite non furono tenuti a ratificarla, anche se l'appartenenza all'Onu implicherebbe un'accettazione implicita dei principi della Dichiarazione. Come purtroppo sappiamo, questa buona regola è stata sistematicamente disattesa da vari attori internazionali.

Oggi, a sessant'anni di distanza, quella Dichiarazione, ricca di principi e volontà (non giuridicamente vincolanti) viene ricordata giustamente come un pilastro nella storia dell'umanità, che però non si è radicato ancora a dovere in tutto il mondo. Troppe sono state le violazioni dei diritti umani negli ultimi decenni e quotidianamente possiamo rilevare la disattenzione nei confronti dei principi espressi da quel documento ufficiale dell'Onu. A manifestarlo non sono soltanto le tante guerre mai sopite in varie aree del globo, ma gli effetti collaterali che esse portano (povertà, discriminazioni, maltrattamenti) e che non sono estranee nemmeno al mondo cosiddetto "civile".

Amnesty International, in occasione del sessantesimo anniversario dall'approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ha messo in guardia dai rischi di trasformare la risposta al terrorismo in violazione dei diritti umani: "I governi hanno il dovere di proteggere dal terrorismo, ma il carcere a tempo indeterminato senza accusa né processo, la giustificazione e la pratica della tortura e l'erosione del primato della legge non rendono il mondo un luogo più sicuro" ha affermato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty. La quale ha elencato alcune aree e alcune tematiche globali che necessitano attenzione da parte della comunità internazionale: "Le insensate uccisioni a Mumbai, le migliaia di persone in fuga dal conflitto nella Repubblica Democratica del Congo, le ulteriori centinaia di migliaia intrappolate in condizioni terribili nel Darfur, a Gaza e nel nord dello Sri Lanka e infine una recessione economica globale che potrebbe spingere altri milioni nella povertà, creano una pressante piattaforma d'azione sui diritti umani".

Insomma, c'è ancora molto da fare 60 anni dopo la stesura di una Dichiarazione importantissima che però andrebbe applicata a dovere come ricorda ancora la Segretaria Generale di Amnesty: "Il vero problema è che i governi fanno promesse e adottano leggi ma mancano di darvi seguito. È arrivato il momento che i governi riparino a sei decenni di fallimenti nel campo dei diritti umani e diano seguito alle loro promesse".

Un monito che andrebbe seguito, per festeggiare degnamente la vittoria globale dei diritti umani non solo sulla carta ma anche nella realtà.

 

 Link utili:

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Amnesty International Italia

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