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mercoledì 08 luglio 2020

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  • Cinema e Teatro

Puttane e (poi) mamme. L’impossibile durata dell’amore

Il cinema mai ritrovato di Jean Eustache

21.01.2009 - Claudio Fora



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Il desiderio e la morte non hanno durata. I film invisibili, introvabili, impossibili di Jean Eustache all’Accademia di Francia. Film di tre ore e quaranta o di trenta minuti, fuori dai giochi; film che non si vedono, perché (non) fatti da un non autore, che quando si lascia eccedere (non) finisce col farsi attraversare da troppe visioni. Film per cui perdiamo IL tempo; cinema dello sperpero,che va a zonzo, che non ha niente da perdere, che allora perde tutto. “E che cosa c’hai guadagnato?” chiede una ragazza al protagonista di Un sale histoire, intellettuale che, provata per gioco l’esperienza voyeuristica non riusciva più a far altro che guardare vagine dai buchi delle porte. Niente ci si guadagna (e ci pare poco!?);godimento, che annienta, anzi, perché oltrepassa. Ci si rimette ad amare,anche per un po’, la verità, direttamente. “C’hanno ingannato per 4000 coi loro criteri di bellezza! No! Conta solo se una vagina è bella”. E poi, il fallimento del desiderio. Utopia l’amare fino al fondo quando i rapporti sono consenso culturale. Le puttane si fanno mamme (nel film-romanzo più bello degli ultimi quarant’anni), i voyeur tornano a guardare nei modi consentiti dalla legge, le bambine vogliono sposarsi, la notte infinita di un bambino che sembra un racconto di Bataille, si spegne in un ripiegamento all’infanzia dei giochi, stanco, già. E poi l’amore fino alla morte;  in ogni fotogramma lo sguardo desidera intensamente finchè non esce e scorre nel desiderio (di qualcun Altro). Non si dà/fa cinema senza investimento desiderante: “ma poi le foto sono tutte sentimentali,non trovi?”, dice Alix ne Le photo d’Alix, ad uno spettatore che vede poco, come noi, tanto più quando si comincia a commentare l’invisibile; che è infinito, in Eustache. Vicino a Garrel, grande quanto e, soprattutto, come Godard (vero cinefilismo,fino all’ultimo respiro!), renoiriano nel mantenere viva la vita tra gli infissi delle porte che il suo cinema istalla a ogni stacco, porno al modo di Bene (“non mi tirava,mi bagnavo,come una donna”), cinema che non riesce. Cinema perduto che svela, semmai ci fosse bisogno, quanto penoso sia il voler far arte di troppi registi di oggi.

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