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martedì 29 settembre 2020

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Recensione: Frost/Nixon

02.02.2009 - Valerio Celletti



TEATRO - "Frost/Nixon"

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Titolo: Frost/Nixon - Il duello
Regia: Ron Howard
Cast: Frank Langella, Martin Sheen, Kevin Bacon
IMDB: 81/100
Voto: 84/100

 

Era il Marzo 2008, in piena campagna elettorale, quando l'opinione pubblica italiana si indignò per la fuga di Berlusconi dall'auspicato confronto televisivo con Veltroni. Il settantenne leader del PdL giurava, con la solita boria da macho d'annata, di non temere nessun confronto con qualunque avversario. Ma mentiva: anche soltanto pareggiare in quello che sarebbe stato un testa a testa politico e mediatico cruciale poteva risultare fatale nella corsa del suo schieramento. Berlusconi non poteva permettersi un risultato diverso dal punteggio pieno, e per evitare scivoloni  preferì evitare di metterci (ed eventualmente rimetterci) la faccia. Aveva ragione da vendere: qualsiasi esitazione, qualunque risposta poco ponderata, qualsiasi cedimento di nervi sarebbe stata amplificata dalle telecamere e sarebbe giunto al teleschermo con una carica amplificata, distruttiva.

Era l'Agosto 1974, in piena contestazione e poco prima della fine della guerra in Vietnam, quando l'opinione pubblica statunitense indusse Richard Nixon a rassegnare le dimissioni dalla carica di Presidente per il fango in cui si invischiò con lo scandalo Watergate. Il sessantenne leader del partito repubblicano uscì dalla scena politica quasi in esilio volontario e affrontò una imprevista crisi personale e un notevole dissesto economico. Nixon dopo qualche anno decise di cedere alle lusinghiere offerte di David Frost, anchorman e peso medio che desiderava ardentemente salire di categoria per entrare nello showbiz che contava. L'ex Presidente accettò di partecipare a una serie di interviste, il processo al quale non era mai stato sottoposto. Quello che convinse Nixon non fu solo un offerta economica principesca, ma il desiderio soprattutto di riabilitare la propria persona pubblica nei confronti dell'elettorato. Un confronto inizialmente sottotono, dal quale furono prodotte quattro interviste da 90 minuti ciascuna, nelle quali inizialmente emerse il lato personale, quasi aneddotico del repubblicano, di fronte al quale Frost, che investì suo denaro privato nell'intervista, raggelò. Ma le sorti furono ribaltate, e Nixon capitolò, rivelando alle telecamere parole ormai scolpite nella storia: “ma se a farlo è il presidente vuol dire che non è illegale”.  Era una partita in cui il piatto era altissimo, in cui due gentiluomini si affrontarono giocandosi tutto. Nixon era una vecchia volpe, ma Frost e soprattutto lo staff alle sue spalle riuscirono a ingabbiarlo Fu quasi un ipnosi, una manipolazione mentale. The rest is history.

Frost/Nixon è la versione cinematografica di un episodio storico recente, che apparentemente sembrerebbe non avere molto di cinematografico. Solo apparentemente, perché in realtà questa pellicola prodotta dall'ottimo Ron Howard, il fulvo protagonista di Happy Days, ha la dirompente forza di impatto della verità nel suo sembrare vagamente un documentario. Adattamento da una omonima piéce teatrale di grande successo di Peter Morgan, sul grande schermo Frost/Nixon sembra addirittura migliore. Il pubblico non ha cedimenti di sorta di fronte a 2 ore in attesa di un verdetto che già si conosce se scorrono così piacevolmente. Si sorride spesso, talvolta si ride. Frost è interpretato da Michael Sheen, perfetto soprattutto nel rendere visibile il desiderio del personaggio di nascondere la propria preoccupazione ostentando sicurezza; Nixon è Frank Langella, perfetto anche come fisicità, che non  fa rimpiangere lo straordinario Anthony Hopkins che fu scelto da Oliver Stone per interpretare lo stesso ruolo. Regia, fotografia e soprattutto plot perfetto, proprio questa era la vera sfida: il prodotto finito risulta semplicemente magistrale nel suo essere leggero ma anche intenso, emozionante. Alcuni primi piani e il finale del film risulteranno molto difficili da dimenticare.  Con ben cinque candidature agli Oscar, è auspicabile che Frost/Nixon riceverà qualche statuetta senza sollevare indignazioni.

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