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martedì 22 settembre 2020

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Recensione: Katyn

Un racconto sulla sofferenza e il dramma di molte famiglie: Katyn, storia di una menzogna.

02.02.2009 - Raffaella Maddaloni



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Titolo: Katyn
Regia: Andrzej Wajda 
Cast: Andrzej Chyra, Maja Ostaszewska, Artur Zmijewski, Danuta Stenka, Jan Englert 
IMDB: 71/100

 

Polonia 1939: soldati e ufficiali polacchi vengono arrestati e deportati in accampamenti: ignari della loro sorte ma intenzionati a non abbandonare quella divisa e quell’esercito a cui hanno promesso fedeltà. A Katyn seppelliti in una fossa comune ne verranno ritrovati 4.500 trucidati dai servizi segreti russi, dall’NKVD, nella primavera del 1940. Sepolta con loro la verità e il segreto di quanto  accaduto, inconsapevoli le famiglie che invano avrebbero aspettato il ritorno dei loro cari.
Il film, basato sul libro “Post mortem” di Andrzej Mularczyk, si pone come una resa dei conti con la decennale menzogna sul massacro di Katyn, una delle pagine più buie della storia del Novecento, costruita dall’Unione Sovietica per costringere la Polonia a dimenticare coloro che furono barbaramente uccisi. È un film di guerra? Forse, è un film di storia? Sicuramente, ma soprattutto è un film che ha per protagoniste le donne polacche: mogli, madri, sorelle delle vittime del massacro di Katyn che fino all’ultimo hanno tenacemente sperato nel loro ritorno, senza arrendersi e serbando la speranza di vederli tornare, un giorno. La pellicola segue un esatto ordine temporale, dal 17 settembre 1943 al 1945 anno in cui le speranza di Anna, moglie del protagonista Andrzej (Artur Zmijewski), verranno inesorabilmente meno, ma anche quello in cui Agnieszka, in veste di moderna Antigone, combatte per onorare e tenere in vita la memoria del fratello e per far luce sul quel terribile massacro su cui in Polonia, e nel resto del mondo, si sarebbe taciuto fino al 1990, anno del crollo dell’Unione Sovietica. Come ha tenuto a precisare il regista Wajda, che ha perso il padre in quel terribile massacro, il film non vuole essere una denuncia, essendo ormai la storia di Katyn nota da circa un decennio, ma un veicolo grazie al quale questa verità, scomoda ai vincitori del secondo conflitto mondiale e segnata ancora da luci e ombre, non sia dimenticata dalle generazioni future, ponendo quindi la pellicola come un racconto sulla sofferenza e sul dramma di molte, migliaia di famiglie, che si sono trovate non solo a dovere accettare la tragica morte dei loro cari ma anche a combattere contro quel muro di omertà e silenzio chiamato Comunismo. La pellicola di Wajda, che ha ricevuto una candidatura nella categoria “Miglior film straniero” ai premi Oscar del 2008,  si caratterizza da un lato, per la sua pacata drammaticità, spesso acuita con l’alternanza di immagini di repertorio alla pellicola vera e propria, dall’altro per la non eccezionale interpretazione degli attori che, rimanendo sempre un pò troppo lontani dall’intensità richiesta ai loro ruoli, non riescono a trasmettere a pieno il dolore e la tragedia che hanno toccato il popolo polacco durante la seconda guerra mondiale.

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