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La Comencini all’attacco: “Non hanno voluto sponsorizzare gli attori africani”

31.12.2007 - Tommaso Ranchino



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 La Comencini all’attacco: “Non hanno voluto sponsorizzare gli attori africani”

Un’agguerrita Comencini ha presentato nella cornice della Casa del Cinema di Roma la sua ultima fatica registica Bianco e nero in compagnia dei protagonisti Fabio Volo, Ambra Angiolini, Aissa Maiga ed Eriq Ebounaey.
“Il cinema italiano ha bisogno di film scritti” esordisce la cineasta romana. “Il modo per tornare ad avere un cinema di qualità è puntare tutto sulle sceneggiature ed è per questo che mi sono avvalsa nello scrivere il film dell’aiuto di due giovani e promettenti sceneggiatrici: Giulia Calenda e Maddalena Ravagli”.


Il soggetto difficile aveva bisogno di un lavoro collettivo da parte dell’intero cast (tecnico ed artistico). “Il progetto non aveva precedenti nè in Italia né all’estero” afferma la regista “L’unico riferimento ideale che avevamo era lo splendido Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer del 1967. Nessuno aveva mai trattato un tema così scottante attraverso i toni della commedia politically scorrect”.
Ed è proprio sul tema caldo dell’integrazione razziale che vengono chiamati in causa i componenti franco-senegalesi del cast. “Per me le differenze razziali fondamentalmente non sono mai esistite né sono mai tantomeno state un problema” dice Aissa Maiga “Sono nata in Francia dove l’integrazione tra le varie etnie è ormai completa. Sin dalle elementari avevo una classe multietnica e la convivenza ha sempre fatto parte della mia vita. Questo è forse stato un problema più per i miei genitori che per la mia generazione”.

In disaccordo l’attore Eriq Ebouaney: “Non mi trovo d’accordo con ciò che dice Aissa. Anche nella nostra Francia esiste la difficoltà nell’accettare l’altro. C’è solo più abitudine alla convivenza e tanta ipocrisia, niente di più”. L’attore continua facendo un paragone tra Francia e Italia: “ La Francia è la patria dei diritti umani perciò l’integrazione viene data come un fatto naturale, però nonostante questo è difficile che un francese condivida un pasto con te. Invece qui in Italia siete meno abituati a convivere con razze diverse, quindi siete più scettici, però qui è facile trovare un italiano disposto a dividere un piatto di pasta con te”. Parlando del proprio personaggio nel film Ebounaey si proclama come il più italiano del cast: “Nel film il personaggio che interpreto si trova ad essere paradossalmente il più italiano di tutti: sono bello, elegante, mammone e cornuto!”.
Quando la parola passa a Fabio Volo l’attore stuzzicato sul tema amoroso si conferma come icona dell’edonismo urbano: “La fase dell’innamoramento non mi appartiene.

Sono un tipo freddo e non mi piace perdere la testa. E poi quella è una fase semplicemente transitoria. Con ciò non voglio dire che non mi innamoro, ma lo faccio in modo diverso. Mi piace la bellezza delle situazioni e del sentimento”. Pressato su progetti futuri legati al cinema e non solo dice: “Per me ogni film che faccio è il provino per quello dopo. E poi ormai sono ricco, se non mi chiamano più mi produco da solo. Insomma se non mi fanno entrare dalla porta entro dalla finestra. Per quello che riguarda i libri penso proprio che continuerò, soprattutto se c’è da dare fastidio alle vendite di Vespa…”.

La parola torna alla fine alla regista che, stizzita, attacca le aziende italiane che non hanno voluto sponsorizzare gli attori africani: “Non abbiamo trovato nessuno sponsor per gli attori africani. L’azienda Armani (citata in una battuta del film ndr) ha vestito solo Ambra. Gli altri non ci hanno nemmeno preso in considerazione. La trovo una cosa assurda, questo è uno dei tanti muri che dobbiamo abbattere. La pubblicità usa le modelle nere come semplice richiamo sessuale. L’immagine dell’Africa è ancora troppo lontana dalla nostra società e questo che ci è successo ne è un esempio tangibile”.
La mattinata di presentazione si è conclusa con lo spassoso intervento di un giornalista ivoriano che ha riassunto la situazione dell’integrazione africana con una battuta affermando: “A noi africani danno la chiave della porta, poi però cambiano la serratura”.

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