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giovedì 06 agosto 2020

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La pantera rosa 2

l’attesso e deludente ritorno dell’ispettore Clouseau.

04.03.2009 - Raffaella Maddaloni



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Titolo: The Pink Panther 2
Regia: Harald Zwart
Cast: Steve Martin, Jean Reno, John Cleese, Alfred Molina, Andy Garcia, Emily Mortimer.
IMDB: 45/100
Voto: 42/100
Parigi - Roma:  questa volta l’ispettore Clouseau (Steve Martin, “La Pantera Rosa”; “Il padre della sposa”) nelle sue investigazioni/peripezie è affiancato, oltre che dai fidati Ponton (Jean Reno, “La Pantera Rosa”, “Leon”) e Nicole (Emily Mortimer) , da un Dream Team di detective ed esperti internazionali incaricati di catturare Tornado, il ladro di leggendari tesori, che per sua sfortuna ha le ore contate. Arriva quindi sul grande schermo, dopo ben tre anni dal successo mondiale de “La pantera Rosa”, il secondo episodio, diretto dal regista norvegese Harald Zwart (“Agente Cody Banks”), con un fardello di aspettative che, nonostante il cast e l’impegno, non vengono rispettate lasciando gli spettatori a bocca asciutta sia di battute che di gag: solo un ricordo le risate e l’ilarità del primo film. Sarà il cambio di regista o il luogo comune, forse non così scontato, che i sequel non siano mai all’altezza dei loro predecessori?Ai posteri l’ardua sentenza, o meglio, agli spettatori; e pensare che lo stesso produttore, Robert Simonds, aveva sostenuto che “uno dei problemi nei sequel è che bisogna  crearli più grandi, divertenti, originali e migliori del primo episodio”: già un problema, che a ben vedere non è stato risolto. Il film risulta infatti avere un senso dell’umorismo piuttosto scontato e scialbo che tradisce una mancanza di idee nella costruzione del momento comico, come se queste si fossero esaurite completamente nel primo film e per questa seconda fatica non fosse rimasto null’altro che alcune prevedibili gag che, con non poca fatica, riescono a strappare un sorriso e non certo quelle “grasse risate” tanto sperate. Peccato, sia per il cast d’eccezione, che questa volta offriva alcune new entry del calibro di Andy Garcia (“The Untouchables”), inusuale da vedere in una commedia ma pur sempre impeccabile nella recitazione, e di Alfred Molina, oltre ovviamente al già citato Jean Reno. Lo stesso biasimo non si può non esprimere per la storia: se fosse stata accompagnata da qualche tocco di originalità e da scene più brillanti e spassose, sfruttando la straripante vis comica con cui Steve Martin ci ha divertito nel primo film, come i suoi esilaranti tentativi di pronunciare l’americano “hamburger”, sarebbe potuto addirittura risultare una piacevole commedia. Quello che rimane invece, è un vano tentativo di bissare il successo del 2006, obiettivo, purtroppo, mancato malamente anche in considerazione dell’ottima base da cui si partiva.

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