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Recensione: Il seme della follia

09.09.2008 - Carlo Guglielmo Vitale



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“Il seme della follia” rappresenta l’ultimo capitolo della cosiddetta Trilogia dell’Apocalisse di John Carpenter. I tre film che la costituiscono non hanno in comune una vicenda e nemmeno i personaggi quanto piuttosto il rapporto fantasia/realtà. “La cosa” e’ il primo (1984) ed e’ un antesignano della serie Alien, nel 1987 carpenter dirige “Il signore del male” risultato un flop commerciale (considerato oggi un cult, invece). Nel 1994 termina la trilogia con “Il seme della follia”  il cui protagonista e’ interpretato da Sam Neill (il mitico paleontologo di “Jurassic Park”).
John Trent (Sam Neill) e’ un investigatore che si interessa di truffe nei confronti di assicurazioni e le circostanze lo portano a dover indagare sulla scomparsa dello scrittore di romanzi horror Sutter Cane, più famoso di Stephen King. La casa editrice incasserebbe un notevole rimborso dalla sua assicurazione nel caso in cui l’autore sia realmente scomparso. Trent ipotizza che sia solo una trovata pubblicitaria e individua un probabile paese dove pensa si sia nascosto Cane.
Così, insieme ad una ragazza che lavora per la casa editrice, parte la ricerca: il percorso inizia a presentarsi sempre più irreale fino a quando giungono a Hobbs End. Il luogo e’ desolato e inquietante, gli abitanti hanno comportamenti alquanto bizzarri e una cattedrale nera domina la cittadina. Il nostro autore si trova proprio all’interno della chiesa a scrivere il suo ultimo romanzo. Tutto quello che scrive diventa realtà e chi legge la sua opera impazzisce completamente e si tramuta periodicamente in esseri demoniaci tentacolati. Cane rivela che Trent stesso e’ una sua “creatura” e che il suo obiettivo e’ quello di distribuire il libro a più persone possibile per compiere la sua missione. Al suo ritorno Trent verrà considerato pazzo e, non creduto da nessuno, verrà rinchiuso in un ospedale psichiatrico; si libererà grazie alla distruzione del manicomio operata dagli infettati dal libro di Cane ma il mondo esterno non sarà rimasto come immaginava.
Carpenter con questo ultimo elemento della trilogia esplora i limiti della mente umana, del nostro rapporto con la realtà. Di fronte all’ignoto e al “nuovo” la mente tenta automaticamente di darsi delle spiegazioni razionali. Quando però l’impatto e’ troppo scioccante l’individuo non regge e crolla nell’isteria (che colpisce nel finale il povero Trent!) o persino nella follia.
Il protagonista poi viene considerato pazzo perché rivela cose impossibili agli “altri”: quando non accettiamo l’altro e la sua verità lo consideriamo diverso o inferiore. Nel film la verità soggettiva di Trent e’ talmente assurda da risultare inaccettabile (la presenza di esseri demoniaci), chi dunque potrebbe credergli? E’ irrazionale completamente, dunque da rigettare senza indugi.
A chi interessa la tematica horror, soprattutto psicologico, e’ da non perdere, ma… se vi spaventa il tema evitatelo assolutamente!

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