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mercoledì 08 luglio 2020

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Recensione: Nemico pubblico n.1

Jacques Mesrine, una vita a mano armata

09.03.2009 - Enrico Rossignoli



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Titolo: Nemico pubblico n.1
Regia: Jean François Richet 
Cast: Vincent Cassel, Cècile de France, Gèrard Depardieu   
IMDB: 75/100
Voto: 51/100

Nel ventennio 1960-1980, Francia, Canada e Stati Uniti furono tormentati dalle follie criminali di Jacques Mesrine: assassino, rapinatore, truffatore, rapitore, nemico dello stato.
L’avventura del francese inizia durante il conflitto d’indipendenza algerino, in cui nelle vesti di soldato apprende la sottile differenza tra reato e giustizia militare. Torna in patria sognando la “bella vita”, si allontana dalla famiglia, trova lavoro come gangster, impara il mestiere del ladro e quello dell’amante. Innamorato più del proprio successo che della moglie, cresce i figli tra sangue e pallottole finché la galera non lo mette in riga. Tutto ciò non basta a fermarlo: le strade più facili sono quelle più pericolose e la passione per il rischio è il suo gioco preferito. Braccato dal crimine organizzato di mezza Francia, Mesrine è costretto ad abbandonare il paese. Incontra una nuova fiamma nella provincia del Quebec, Jeanne Schneider, con cui riprende la malavita sequestrando un miliardario in cambio di denaro. Scovato dalle autorità canadesi, viene condannato a 20 anni da scontare in un carcere di massima sicurezza. Ma neanche due anni di isolamento lo ravvedono dal commettere altre scorribande: fugge di galera, rapina qualche banca, torna armato fino ai denti all’assalto della prigione dov’era rinchiuso. E questa è solo la genesi del nemico pubblico più celebre degli ultimi decenni.

Primo dei due episodi dedicati alla vita di Jacques Mesrine, delinquente rivoluzionario sul quale (forse) nessuno può fornire una biografia attendibile. Da questa mancanza di informazioni è nato un mito, un personaggio interamente ideato sulla trasgressione e l’anarchia. E’ la storia-simbolo di un emarginato della società, amato nella provincia francese come un martire votato alla lotta contro le regole. Masrine è al di sopra della legge, delle autorità, dotato di spirito di sacrificio nel difendere amicizia e famiglia. Eppure di lui non sappiamo nulla: la sua morte è rimasta un mistero nazionale e la sua autobiografia (Istinto di Morte) venne riconosciuta come le fantasie di un esaltato.
Da questo ritratto ne esce un film mediocre. A metà tra un documentario militare e un gangster-movie sulla scia dell’A-Team si raccolgono sparatorie, furti e omicidi a raffica. Vincent Cassel è la dinamo di questo fragile congegno acchiappa-incassi costruito attorno all’unico pretesto conduttore: lo scontro armato. Poche idee alla regia, criminalità (sceneggiata) da strapazzo, e la dissonante componente storica sempre pronta a far credere ciò che è solo improbabile. Guerra aperta tra realtà e finzione. Come non ricordare l’indegno Alpha Dog? La produzione risponde: “libera interpretazione dei fatti”.
Si attende il silenzioso giudizio dei figli di Mesrine e la reazione canadese al terrorismo gratuito operato dal criminale negli anni ‘80. Mitologia assennata che scherzo col fuoco.

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