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lunedì 25 maggio 2020

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Impotenti esistenziali

Una commedia atipica, sulle ipocrisie dell’Italietta di oggi

14.03.2009 - Marco Bolsi



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Titolo: Impotenti esistenziali
Regia: Giuseppe Cirillo
Cast: Giuseppe Cirillo, Antonella Ponziani, Alvaro Vitali, Angela Melillo
IMDB: ---
Voto: 60/100

 

Opera prima di Giuseppe Cirillo, Impotenti esistenziali è una commedia inusuale strutturata in 5 episodi che toccano temi sociali e universali attraverso le vite dei singoli personaggi. Il film racconta la storia dell’incontro e dell’amore tra uno psicologo, Giuseppe Cirillo, e Francesca (Antonella Ponziani) in un locale per scambi di coppia. I due, impegnati con i rispettivi partner, evadono dalla monotonia delle regole e vivono un’avventura di passioni ed emozioni, complici di una coscienza libera, esautorata da quei limiti che rendono l’esistenza omologata e priva di originalità. Sullo sfondo, come tante macchiette, si stagliano personaggi bidimensionali che servono da semplici pretesti per affrontare discussioni incentrate sull’ipocrisia dell’Italia di oggi: si va dal razzismo alla capacità di essere coppia, dalla paura del diverso alle inibizioni che ognuno di noi si pone, a volte anche inconsapevolmente.
Cirillo mette in scena se stesso, senza bisogno di pseudonimi, per inviare un messaggio chiaro e diretto degli eccessi di perbenismo che incontra davanti a sé. Abbiamo quindi un colloquio con un prete (Don Backy) che ammette di provare pulsioni sessuali nei confronti di una suora; l’incontro con dei ragazzi in una scuola per affrontare il discorso sull’educazione sessuale; fino al dialogo con un editore (Tinto Brass) che si scaglia contro le lezioni tenute dal professore sull’importanza del profilattico nella prevenzione delle malattie trasmissibili.
Di qui la scelta del titolo, Impotenti esistenziali, che allarga la visione da un contesto prettamente sessuale fino a ricoprire gli aspetti molteplici della realtà. La società contemporanea, infatti, crea disagi e inquietudini e sommerge nel suo flusso chiunque non sia in grado di ribellarsi alle forme e ai ruoli che la vita impone. Si è come cristallizzati in una trappola che esclude qualsiasi possibilità di emergere come protagonisti dei nostri eventi. Una commedia dai toni aspri, quindi, che evidenzia le ingiustizie e le vessazioni che siamo costretti a subire. Si susseguono nel film discorsi filosofici e metaforici, piuttosto crudi, che senza troppi mezzi termini vogliono abbattere le barriere erette dai tabù e dai contesti sociali che hanno portato a una diffidenza diffusa nei confronti delle persone che ci circondano. Frequenti sono anche i discorsi sulla vita di coppia, intesa, nella sua forma istituzionale, come una prigione per le emozioni che non possono far vibrare le corde dell’anima e far risuonare il sentimento dell’amore. Un amore imprescindibile tuttavia dalla sfera sessuale, che è parte integrante del rapporto fra due persone.
A livello scenografico, si impongono immagini sorprendenti, poco curate nel dettaglio, che creano uno stacco molto forte dalla quotidianità della vita, quasi a voler mettere a nudo la fantasia e la creatività italiane: si simula così una casa chiusa degli anni ’40-’50 dove lo sguardo dello spettatore incredulo si insinua tra manichini vestiti da prostitute e ragazze che passeggiano intorno alla maitresse.
Manca tuttavia un’omogeneità stilistica che permetta una visione armonica e fluida del film, caratterizzato troppo spesso da cambi di scena repentini e immotivati che disturbano la storia rendendola frammentata e a tratti confusionaria.

 

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