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venerdì 25 settembre 2020

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Così iniziò l’era dell’automobile

Cento anni fa nasceva la Ford T, la prima auto a larga diffusione che diede il via ad una rivoluzione mondiale e alla progressiva dipendenza dal petrolio.

13.10.2008 - Luca Paccusse



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Al giorno d'oggi usare l'automobile è una cosa naturale ed estremamente diffusa nelle società industrializzate come nei paesi meno ricchi. Eppure nel 1885, quando Gottfried Damlier presentò la prima "carrozza senza cavalli" pochi furono entusiasti dall'idea di salire su quel trabiccolo rumoroso e scomodo che emanava anche cattivi odori. Dovettero passare alcuni anni perché le automobili si diffondessero negli Stati Uniti e nel resto del pianeta.

Nel 1908, cinque anni dopo la fondazione della Ford Motor Company, Henry Ford fece uscire dalle catene di montaggio della sua fabbrica il modello "T". Questo nuovo modello uscito dalla casa automobilistica di Detroit era caratterizzato da un motore a 4 cilindri e da un cambio che permetteva il passaggio dalla prima alla seconda marcia senza l'uso della frizione. I primi progetti prevedevano anche la possibilità di un propulsore alimentato a etanolo di canapa ma ben presto l'idea venne accantonata sia a causa del proibizionismo sia a causa della discesa dei prezzi del petrolio.

La Ford T fu la prima auto ad essere prodotta su larga scala, e diede inizio ad una rivoluzione che modificò radicalmente l'industria automobilistica, quella petrolifera e quindi la società in America e nel mondo intero. In altre parole cambiò la vita delle persone. La grande velocità nella produzione permise alla Ford di produrre da sola un numero di vetture superiore a quello di tutti gli altri concorrenti messi insieme. Il successo commerciale fu enorme tanto che a cavallo degli anni '10 e degli anni '20 la metà di tutte le vetture circolanti a livello mondiale era costituito da Ford Model T.

L'impulso decisivo alla diffusione delle quattro ruote nel territorio statunitense arrivò da una sinergia tra gli interessi dei produttori di automobili e quelli dei petrolieri.Negli anni Trenta, infatti, un'alleanza tra Ford, General Motors e Chrysler si accordò con Chevron e Phillips Petroleum, e insieme si misero all'opera per modificare radicalmente il sistema dei trasporti pubblici urbani. Basti pensare che nel 1922 negli Stati Uniti c'erano 46.518 km di rotaie del tram, mentre nel 1940 scesero a 24.401. La spiegazione è molto semplice: le aziende tranviarie erano state acquistate dai consorzi automobilistici che avevano smantellato la rete dei tram per sostituirli con gli autobus. Questi mezzi di trasporto in realtà erano molto peggio rispetto ai tram: scomodi, cari e inefficienti. Il peggioramento dei servizi pubblici portò al progressivo abbandono di questi da parte dei cittadini e quindi ad un aumento delle tariffe a cui seguì un ulteriore peggioramento dei servizi. Questo circolo vizioso dirottò rapidamente i cittadini ad acquistare automobili. Il tutto a vantaggio di quelle stesse case automobilistiche che gestivano gli autobus e che avevano evidentemente previsto questo esito estremamente positivo per le loro casse. In breve gli Stati Uniti furono invasi da automobili e dalla costruzione di autostrade. Lo stesso esempio fu seguito naturalmente dall'Europa e poi dal resto del mondo.

Risultato: l'occidente e tutto il mondo ormai non possono più prescindere dall'uso dei carburanti fossili (benzina, diesel, etc..) e quindi dal petrolio, perché l'uso dei mezzi di trasporto dipende proprio da essi. Inoltre la larga diffusione del trasporto su strada ha incrementato a dismisura l'inquinamento atmosferico con pesanti ricadute per il clima.

Questa combinazione oggi si sta ritorcendo contro di noi, rendendo le nostre economie dipendenti da una materia prima sempre più costosa, difficile da estrarre e destinata ad esaurirsi (forse anche prima di quanto si immagini, secondo le teorie sul Peak Oil). Non è un caso che negli ultimi tempi, con i prezzi dei carburanti saliti alle stelle, le vendite di automobili sono scese notevolmente e la gente usa con maggior frequenza i mezzi pubblici lasciando a casa la macchina, anche in un paese come gli Usa dove l'80% degli adulti possiede un automobile di grossa cilindrata.

Solo quando il mondo avrà trovato un'alternativa credibile al petrolio per mettere in moto le automobili e avrà dato inizio ad un'economia maggiormente sostenibile, potremmo dire che la Ford T è stata un'invenzione realmente utile al benessere dell'umanità.

 

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