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martedì 29 settembre 2020

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Recensione Film: the International

Un thriller politico che mostra il lato oscuro delle banche, ma che perde in pathos e incisività a causa di una seconda parte poco convincente.

23.03.2009 - Luca Ottocento



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Titolo: The International
Regia: Tom Tykwer
Cast: Clive Owen, Naomi Watts, Armin Mueller-Stahl, Brian F. O'Byrne
IMDB: 69/100
Voto: 60/100
Dopo aver aperto lo scorso festival di Berlino senza aver affatto entusiasmato la critica, arriva sugli schermi italiani The International, thriller politico di Tom Tykwer, conosciuto al grande pubblico soprattutto per Lola Corre e il recente Profumo tratto dal bestseller di Peter Süskind. In quest'ultimo lavoro il regista tedesco mette un po' a freno il suo caratteristico stile pomposo e avvolgente, avendo evidentemente come modello di riferimento il thriller politico impegnato della Hollywood anni settanta (si pensi ai film di Alan J. Pakula o di Sidney Lumet, ad esempio). Ma i risultati non sono eccellenti.

Ambientato tra Berlino, New York, Milano e Istanbul, il film racconta con qualche torsione e lungaggine di troppo l'appassionata e quasi ossessiva lotta dell'agente dell'Interpol Louis Salinger (Clive Owen), coadiuvato dall'assistente del procuratore distrettuale di Manhattan Eleanor Whitman (Naomi Watts), al fine di incastrare la IBBC. La potente banca con sede in Lussemburgo, infatti, è coinvolta in una numerosa serie di attività criminali (dal riciclaggio di denaro sporco al finanziamento di colpi di stato in Africa), ma essendo ferocemente determinata nel cancellare in qualsiasi modo ogni possibile traccia della propria partecipazione a queste vicende illegali, arrivare a prove sufficientemente compromettenti a suo carico è quanto mai complicato.

Se la prima corposa parte risulta anche intrigante, coerente e discretamente svolta in virtù di una sceneggiatura ordinata, lineare e di una regia piuttosto pulita ed essenziale, nell'ultima mezz'ora il film cambia decisamente rotta, avendo come spartiacque una spettacolare quanto eccessiva sparatoria al Guggenheim Museum di New York e aprendo il campo ad una molteplicità di forzature più o meno veniali e ad alcuni passaggi ben poco credibili.
The International ha comunque, nonostante la mancanza di complessiva solidità strutturale, il pregio di mettere al centro della narrazione i loschi e intricati (quanto mai realistici) rapporti tra mondo bancario e criminalità, senza poi risolvere tutto in un happy end banale e che si sarebbe dimostrato del tutto stridente con l'impianto generale della pellicola. Inoltre il lavoro di Tykwer può contare su un buon cast, dai protagonisti Clive Owen e Naomi Watts (che comunque hanno fornito nella loro carriera prove migliori) fino a tutti i comprimari, tra i quali emerge un ottimo Armin Mueller-Stahl, il disincantato e lucido consulente bancario che in qualche modo è il motore dell'ultima parte del film.
Curioso il ruolo affidato a Luca Barbareschi, attualmente parlamentare del Popolo della Libertà, che interpreta un grosso esponente politico italiano legato alla IBBC e il cui nome, Umberto Calvini, rimanda per assonanza in modo abbastanza chiaro al banchiere e finanziere Roberto Calvi, morto nel 1982 in circostanze ambigue.

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