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domenica 09 agosto 2020

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Il cinema a 4 zampe

Quando gli attori sono cani, ma non in senso figurato

06.04.2009 - Francesca Maria Calegari



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Bolt, Hotel for dogs, Beverly Hills chiuaua, e ora Io & Marley. Tra la fine dello scorso anno e quello ormai inoltrato sono usciti 4 film in cui gli animali, nello specifico i cani, la fanno da padrone. Non più semplici spunti per sketch comici, come poteva essere il cane che tormentava Ben Stiller in Tutti pazzi per Mary, ma veri e propri protagonisti.
Un fatto che non può essere un caso, ma lo  sviluppo preciso di una tendenza che ha visto i cani passare da semplici “spalle” a motore e anima di un certo tipo di blockbuster, specialmente quelli destinati a tutta la famiglia. Il tutto nell’ottica che, al di là del valore artistico, la storia ha dimostrato che questi film hanno sempre un forte ritorno di incassi.
Analizziamo le tendenze che si sono succedute in relazione a questi “attori speciali”.

Gli inizi del cinema. I primi attori a quattro zampe

 
Agli inizi del cinema, tra il muto e il sonoro, tra il bianco e nero e la nascita del colore, i cani già sono presenti sulle pellicole. Ma costituiscono solamente degli elementi strumentali per esprimere lo stato d’animo dei protagonisti, come il bastardino che appare con Charlot in A dog’s life, film di Chaplin del 1918, dove il cane è malconcio e disperato proprio come il protagonista.
Oppure i quadrupedi vengono usati per creare ulteriori note di divertimento, e per alleggerire l’azione, come nella commedia del 1938 Susanna! (Howard Hawks), dove George è un cagnolino bisbetico che combina ogni sorta di dispetti a Cary Grant e Katharine Hepburn; o ne Il mago di Oz, dell’anno successivo, il cane di Judy Garland, Toto,  la accompagna nel suo viaggio fantastico. Entrambi i cani sono Terrier, ma la moda per questa razza nasce solo con Asta, il cane di William Powell e Mirna Loy nella serie di film de L’uomo ombra, iniziata nel 1934. Tutti vogliono un cane come lui. Il cinema inizia a influenzare il costume anche nella scelta del cane.
La vera star dell’epoca però è Rin Tin Tin, che con Where the north begins nel 1923 diventa il più celebre e imitato pastore tedesco della storia, protagonista tra gli anni ’20 e ’50 di fumetti, film e serie televisive, e con una discendenza di cani-attori giunta nel 2006 all’ottava generazione.

Anni ’40-‘70. Il cane eroe


Il successo di Rin Tin Tin non tarda ad avere degli emuli. Il cane piano piano sta diventando il vero e proprio protagonista. Nascono dei grandi classici del cinema “cinofilo”, e specialmente un cane è famoso ancora oggi.  Con Torna a casa Lassie!, del 1943, il collie Lassie diventa non solo una star, ma l’archetipo del cane coraggioso e devoto, fino all’inverosimile, al suo giovane padrone. Lassie sarà protagonista di altri 10 film, e di tre serie televisive.
In questo periodo ci sono film in cui il rapporto tra uomo e animale è quasi salvifico: il cane aiuta il suo padrone a superare momenti di difficoltà; uno dei più belli e intensi è sicuramente Umberto D. (1952) di Vittorio de Sica, dove il pensionato Umberto ha come unica compagnia il cane Flaik, che lo salverà dal suicidio. 
Altro cane diventato famoso nell’immaginario collettivo è il cane lupo Zanna Bianca, nato dalla fantasia di Jack London, e trasportato sul grande schermo in quattro film diversi; di cui il più noto e apprezzato è l’ultimo: Zanna Bianca-Un piccolo grande lupo, del 1991 con Ethan Hawke.
Ma non mancano anche le commedie in cui i cani tornano a far danni, come Quattro bassotti per un danese, del 1966, tipico film Disney, leggero e destinato a un pubblico di minorenni.

Dagli anni ’80 in poi. Il cane-macchietta


Ormai trionfano le commedie per famiglie. Quello che viene messo in risalto e sfruttato è il lato comico del rapporto uomo-animale. Emblema principale è il disastro per eccellenza, il San Bernardo Beethoven, che dal 1992 ad oggi lancia una saga, con 5 sequel e un prequel. 
In alcuni film gli animali, purtroppo, iniziano a parlare, come in  Senti chi parla adesso del 1993.  E, di pari passo, la qualità inizia progressivamente a diminuire. II cane è protagonista, ma progressivamente è trasformato in una macchietta.
Il successo, almeno all’inizio, è inevitabile, e così Turner e il casinaro, con Tom Hanks, nel 1989 supera, con 12 milioni di dollari, gli incassi di 007-Vendetta Privata.  Sempre sulla scia del cane che collabora con le forze dell’ordine, lo stesso anno esce Poliziotto a quattro zampe, con James Belushi, che avrà 2 sequel. Tra gli anni ’90 e i primi anni del 2000 i film dedicati ai cani si moltiplicano: In fuga a quattro zampe (1993), Come cani e gatti (2000), Snow Dogs (Otto cani sotto zero 2002), Otto amici da salvare (2005). Successivamente viene anche rilanciata l’idea del cane eroe, che riecheggia addirittura nei titoli: Chestnut. Un eroe a quattro zampe (2006), Underdog. Storia di un vero supereroe (2007), ma il tema, tra gag scontate e melense morali animaliste, sembra perdere di credibilità.

L’animazione


Il mondo dell’animazione va considerato a parte: la libertà espressiva del cartone animato ha fatto dei cani dei veri e propri personaggi indimenticabili. La bidimensionalità in un certo senso ha mantenuto inalterata l’identità di un animale, che sì parla, ma trattandosi di un cartone animato, lo fa senza risultare ridicolo, ed esprimendo una gamma di emozioni e pensieri tale da farne un protagonista complesso. Indimenticabili i cani nati in casa Disney: i romantici Lilli e il vagabondo (1955), e La carica dei 101 (1961), che ha avuto anche diversi remake cinematografici (il più famoso nel 1996 con Glenn Close). E poi Charlie. Anche i cani vanno in paradiso (1989), Balto (1995) e Appuntamento a Belleville (2003), insolito e molto apprezzato lungometraggio animato, che ha tra i protagonisti il cane Bruno.

Sul piccolo schermo


Alle serie, già citate, nate sulla scia del successo cinematografico di un personaggio a quattro zampe, bisogna aggiungere Tequila e Bonetti. Telefilm ispirato a Turner e il casinaro, bloccato alla fine della prima stagione, in cui gli spettatori possono sentire un po’ pacchianamente i pensieri del dogue de bordeaux che accompagna il poliziotto Scalia nelle sue indagini.
Sempre legato al mondo della polizia è il buffo bassethound del Tentente Colombo. Uno degli elementi caratteristici del telefilm, assieme alla fantomatica “signora Colombo”, Cane, questo è il suo nome, è  malandato come lui, ed è così pigro che ad ogni ordine ricevuto si accuccia. 
Il più amato resta però l’unico cane ad aver addirittura il titolo di Commissario: il pastore tedesco Rex. Nato nel 1994, ambientato a Vienna per le prime 10 stagioni, le ultime due serie lo vedono a Roma, con una produzione italo-tedesca. Le avventure di Rex, interpretato da diversi pastori tedeschi, portano il quadrupede, per fortuna non parlante, a salvare il suo compagno poliziotto dalle situazioni più diverse, con un coraggio e una furbizia che ne hanno fatto il beniamino dei telespettatori.


Prossimamente


Con Io & Marley nelle sale  è evidente il tentativo di far uscire il genere dalla demenzialità, e riportarlo su toni, che siano comici o drammatici, ma comunque più maturi e realistici, per catturare un pubblico più vasto, non solamente limitato all’infanzia.
Per l’estate del 2009 è atteso Hachiko: A Dog's Story, diretto da Lasse Hallström, e interpretato da Richard Gere e Joan Allen, ispirato alla vera storia di un cane famoso in Giappone per la devozione con cui attese il suo padrone ogni giorno per 10 anni alla stazione. Sconosciuta invece la data di uscita italiana di A dog’s year, di George LaVoo, con Jeff Bridges nei panni di un uomo alle prese con un cane e con la crisi di mezza età.
Annunciato lo scorso anno, e atteso per il prossimo, il primo capitolo di una trilogia, nata dalla collaborazione tra due giganti del cinema Steven Spielberg e Peter Jackson, dedicata alle avventure di Tintin, noto fumetto francese, dove ad accompagnare il protagonista è il piccolo ma intelligentissimo cane Milou.

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