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sabato 19 settembre 2020

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Recensione: Louise – Michel

Simpatia e delirio nella commedia nera dell’anno

06.04.2009 - Enrico Rossignoli



Terra Madre

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Titolo: Louise – Michel
Regia: Gustave Kervern e Benoit Delèpine
Cast: Yolande Moreau, Louise Ferrand
IMDB: 73/100
Voto: 68/100

 

“So che molte di voi pensano che la fabbrica chiuderà, ma la nostra azienda ha sempre saputo far fronte alle avversità”. Sono le parole del direttore alle sue impiegate, probabilmente sincere, ma sicuramente le ultime. Il giorno successivo lo stabilimento tessile è stato smantellato e trasferito dalla Picardia in Vietnam. A ospitare le sconsolate operaie armate di camici di lavoro c’è solo un edificio vuoto. All’arrivo della liquidazione oltre al danno anche la beffa: solo duemila euro ciascuna dopo decenni di onorato servizio. Stupore, sconforto, smarrimento, rabbia e voglia di rivincita sono gli umori delle disoccupate di fronte alla situazione. Nel decidere cosa fare dei soldi, le dieci operaie scelgono l’idea di Louise, la più timida e mascolina tra loro: investire i ventimila euro per assoldare un killer e uccidere il capo.

Nell’oceano di commedie annuali spinte dalle correnti di genere e dal vento degli stereotipi, appare su barca a remi questo lampo di genio francese. Trattasi di commedia nera indipendente ispirata ad una storia vera: un gruppo di dipendenti licenziate la cui buona-uscita fu un kit di camici nuovi da lavoro. Da tale, umiliante, “trattamento di fine rapporto”, nasce Louise – Michel, ovvero quanta soddisfazione si potrebbe avere nell’uccidere il proprio padrone capitalista disumano e senza morale.
Premesso che in Francia i responsabili di imprese subiscono un sequestro al mese (sarà tradizione), Gustave Kervern e Benoit Delèpine scrivono e dirigono questa farsa demenziale sul tema dell’occupazione in tempi di illusioni politiche e crisi economiche. Louise ingaggia un assassino, Michel, la cui dubbia sessualità e il mancato istinto omicida lo costringono a cercare moribondi che possano sbrigare il lavoro al suo posto. Louise è una donna di poche parole dall’enorme stazza, convinta nel dover dare una lezione a chi la merita. Nel verificare l’identità della prima vittima, si scopre che il direttore della fabbrica ha un altro padrone, e da qui inizia l’avventura intorno al mondo alla ricerca della società artefice del loro destino. Sull’onda dell’assurdo e dell’ambiguo, la coppia letale Lanners-Moreau incanta con un’interpretazione tra improvvisazione scenica e forza satirica.
Regia definita nella semplicità di una macchina da presa fissa sulla scena. Personaggi caricati alla maniera dei Fratelli Coen, paranoie governative comprese. Umorismo da ufficio sulla scia de “Il Grande Capo” di Lars Von Trier a colpi di splatter e facce da provincia campagnola. Conquista di pubblico nelle sale francesi (si urla al Cult) e feroci risate al Sundance e al London Festival. L’intento è risvegliare le coscienze attuali sul capitalismo anti-etico strizzando l’occhio ai meccanismi da scatole cinesi dell’economie moderna. 
Trovate comiche sopra la media, impossibile non lasciarsi coinvolgere.

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