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martedì 26 maggio 2020

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Recensione Film: State of Play

Reporter d'assalto, Uomini del Congresso, trame politiche, omicidi…

14.04.2009 - Alessandro Pangallo



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Titolo: State of Play
Regia: Kevin Mcdonald
Cast: Russel Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams
IMDB: --/100
Voto: 64/100
Ci sono due fattori da prendere in considerazione quando si recensisce un film: l'hype e l'ambizione. Il primo è un fattore aprioristico che influisce per prodotti particolarmente attesi, e non è questo il nostro caso. L'ambizione è piuttosto un feeling che viene trasmesso allo spettatore mediante elementi quali una trama assai elaborata o degli elementi narrativi particolarmente cervellotici. Questo State of Play è sicuramente un film ambizioso, un thriller a sfondo politico in cui lo spettatore entra a far parte di un gioco di ruolo in cui, seguendo il protagonista (che in questo caso è un reporter alla ricerca della verità, interpretato da Russel Crowe), deve riuscire a ricostruire i tasselli della storia fino ad arrivare al finale risolutore. Questo genere di film è caratterizzato da un altissimo margine di rischio: se la trama rimane nebulosa anche dopo la spiegazione finale o se gli elementi vengono poi spiegati in modo non sufficientemente credibile, il film sarà senza mezzi termini un fallimento; nel caso contrario, ossia quello in cui la "grande idea finale" si riveli davvero tale, pochi minuti ben riusciti saranno in grado di dare al regista sempiterna gloria.
Tanto per fugarvi subito il dubbio, State of Play si scava la fossa da solo con la propria ambizione: con un finale non all'altezza si distrugge una storia che comunque fino a quel momento non aveva di certo brillato per ritmo o suspance. Troppi personaggi portati in scena e fatti sparire nel giro di cinque minuti, troppa confusione, troppe sottotrame che con il filone narrativo principale hanno poca o nessuna attinenza, troppi dialoghi di cui in fondo non si sentiva il bisogno. Il fatto che il film sia tratto da un'opera più lunga (nella fattispecie, un telefilm omonimo andato in onda sulla BBC nel 2003) risulta evidente ogni qualvolta un personaggio viene introdotto e poi fatto "vivere" sullo schermo per non più di un paio di scene. Alla fine, State of Play stanca lo spettatore soprattutto nel senso fisico e mentale del termine, dato che seguire tutte le sottotrame diviene un'impresa a cui si tende a rinunciare già a metà film.
State of Play è un film in cui più di qualcuno si alzerà dalla sedia alla fine della proiezione pensando di non averci capito un granché, e vista la struttura del film è probabile che la schiera di persone che, all'accensione delle luci, avrà l'espressione "mah!" stampata sul viso sia piuttosto numerosa. Tuttavia, potreste rientrare nell'altra categoria, quella di coloro che sono riusciti a seguire il film perfettamente, magari perché ne hanno capito la chiave di lettura in tempo, e in questo caso potrebbe piacervi. Se decidete di andarlo a vedere non posso che augurarvi di rientrare in quest'ultima categoria…

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