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domenica 19 gennaio 2020

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Terra Madre

Il ritorno dello slow food

30.04.2009 - Alessandro Pangallo



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Titolo: Terra Madre
Regia: Ermanno Olmi
Cast: --
IMDB: --/---
Voto: 40/100

Partendo dalla conferenza omonima tenutasi nel 2006, Ermanno Olmi monta un documentario che fallisce proprio in quello che dovrebbe essere il suo obiettivo: sensibilizzare il pubblico sugli effetti negativi della globalizzazione.

Nell'ultimo periodo, nelle sale cinematografiche sono uscite diversi documentari che mettono in evidenza i pericoli della globalizzazione e le esternalità negative che essa produce. L'Italia, terra di santi, poeti e navigatori, ma soprattutto di buone forchette, ha seguito questo trend con ben due pellicole: prima con il recente Focaccia Blues, poi con questo Terra Madre, il messaggio portato dai cineasti italiani sembra rimarcare il ruolo dello slow food e delle tradizioni gastronomiche locali, in contrasto con il fast food, il mangiare caratterizzato da velocità e standardizzazione proprio delle grandi multinazionali.
Terra Madre è un documentario montato da Ermanno Olmi riguardante la conferenza omonima tenutasi a Torino nel 2006, nella quale sono intervenuti i rappresentanti di 153 nazioni diverse per ribadire l'unicità della propria tradizione alimentare, partendo dai metodi di coltivazione per arrivare ai piatti in tavola. All'interno del film si alternano diversi spezzoni della conferenza, alcune immagini tratte da documentari televisivi, nonché le testimonianze di un'equipe di esperti recatasi presso l'abitazione di un contadino veneto, il quale, rifugiatosi a mo' di eremita nella sua casa, aveva creato attorno ad essa un microcosmo di coltivazioni che non avevano mai conosciuto pesticidi o tecniche di coltivazione attraverso mezzi meccanici. Negli ultimi ventiquattro minuti viene invece ritratto l'operato di un coltivatore al lavoro nella sua terra. Praticamente senza alcuna battuta. E non accade nulla. NULLA. Per ventiquattro interminabili minuti…
Potremmo dibattere per ore sull'effettiva bontà di questo genere di prodotti, che comunque tentano di sensibilizzare il pubblico a un problema, quello degli effetti negativi della globabilzzazione, cercando di far capire che un modo per vivere dignitosamente, ma con meno sprechi, è possibile e auspicabile. Non è questo il luogo per esprimere pareri su una questione del genere, né per dibattere sulla liceità della posizione "più povero è più bello", che questo Terra Madre sembra sposare in toto. Possiamo invece chiederci a chi siano rivolti questi messaggi, dato che un prodotto come questo può avere riscontro solamente in quel pubblico borghese e salottiero che probabilmente dei problemi legati alla globalizzazione è già al corrente. Se fino all'interminabile scena finale chi scrive era orientato grossomodo a consigliare questo documentario in virtù della sua finalità informativa, alla fine ha invece optato per stroncarlo: un film del genere dovrebbe essere fruibile in primis dal pubblico di massa, proprio quel pubblico che più difficilmente si avvicina a temi impegnati come l'agrodiversità, anziché bearsi della propria aria intellettualoide.
Probabilmente il vostro primo istinto una volta usciti dalla sala sarà quello di recarvi al McDonald's più vicino proprio per fare un dispetto a chi vi ha propinato un lavoro del genere…

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