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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione: Apocalypse Now

A trent’anni di distanza il capolavoro di Francis Ford Coppola non smette di affascinare

09.02.2009 - Luca Paccusse



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Apocalypse Now, uno dei capolavori di Francis Ford Coppola, è il più famoso film sulla guerra del Vietnam. Senza dubbio uno dei più crudi e veritieri (aggettivi che spesso si accompagnano purtroppo).

La storia narrata da Coppola si ambienta in Indocina, alla fine degli anni '60, durante uno dei momenti più critici del conflitto vietnamita. L'esercito americano invia il capitano Benjamin Willard  (Martin Sheen) nella giungla cambogiana per trovare il Colonnello Walter E. Kurtz (Marlon Brando), ex membro della US Army Special Forces. Questi, ormai impazzito, sta combattendo una sua guerra personale nella giungla della Cambogia alla guida della popolazione locale che lo venera come un dio. Willard è quindi incaricato di trovare Kurtz e sollevarlo dal comando con ogni mezzo possibile. La sua missione si rivelerà difficile e pericolosa, ma soprattutto ricca di incontri al limite tra l'assurdo ed il disperato: il fanatico colonnello Kilgore (Robert Duvall), cui piace l'odore del napalm e che pensa al surf invece che alla vita propria e a quella dei suoi uomini; un gruppo di militari abbandonati da tutto e da tutti che si consolano con le conigliette di Playboy; una famiglia di coloni francesi attaccati alla propria terra al punto da non volerla lasciare neanche al prezzo della vita. Finalmente Willard troverà Kurtz in una sorta di reggia-tempio protetta dalla vegetazione e da un folto gruppo di indigeni armati...

Liberamente tratto dal romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad, Apocalypse Now è molto di più di un "semplice" film di guerra. È un viaggio dentro il proprio inconscio, nell'oscurità del male che cova dentro ognuno di noi e che può dominarci in determinati momenti, soprattutto durante una guerra. Interpretato da un ottimo Martin Sheen e da un intenso Marlon Brando, ripreso costantemente in penombra, il film di Coppola è, metaforicamente parlando, un viaggio allucinante tra i gironi infernali, rappresentati con maestria dalla traversata di Willard lungo il fiume Nung. L'incontro col colonnello Kurtz è spettacolare nella sua efficacia. Egli è un uomo abbrutito dagli orrori delle guerre inutili, convinto che il fine - quando si tratta dei suoi ideali - giustifichi i mezzi e quindi uccidere, distruggere e mutilare, anche donne e bambini, risulta necessario e doveroso se la causa è giusta. Tutto ciò in contrapposizione con le ipocrisie, il perbenismo e il bigottismo rappresentato dall'America e dal suo esercito.

Il film, fortemente voluto dal regista, costato enormi sacrifici e molto tempo, è stato girato nei luoghi reali rappresentati da Coppola e deve anche a questo la sua forza e il suo mito. Splendida la fotografia di Vittorio Storaro (premiato con l'Oscar) e la colonna sonora che si arricchisce dei contributi dei Doors con This is the end (all'inizio della pellicola) e che ha nella famosa scena della Cavalcata delle Valchirie di Wagner una delle sequenze più emozionanti e significative del film, quella dell'attacco aereo degli uomini di Kilgore su una spiaggia che si conclude con la delirante scena del surf.

Uscito nelle sale cinematografiche nel 1979 dopo aver vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes, nel 2001 ne è stata presentata una versione restaurata e allungata di ben 53 minuti, Apocalypse Now Redux, con molte scene in un primo tempo eliminate dal regista. A trent'anni di distanza il capolavoro di Coppola lascia intatte le emozioni della prima visione, anche nella sua versione estesa e arricchita (secondo alcuni depauperata delle astrattezze e delle indefinitezze della versione classica che avevano contribuito a rendere grande la pellicola) e le parole del monologo di Kurtz ("l'orrore...l'orrore") restano impresse e lasciano colpiti lo spettatore come la prima volta.

 

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