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Recensione libro: Washington e il mondo - I dilemmi di una superpotenza

16.02.2009 - Luca Paccusse



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Titolo originale: Washington et le monde. Dilemmes d'une superpuissance

Autori: Pierre Hassner e Justin Vaisse
Editore: il Mulino
Anno: 2004

 

La politica estera è una delle lenti principalmente utilizzate da noi europei per studiare e per capire gli Stati Uniti d'America. Da una parte è l'aspetto con cui veniamo più strettamente a contatto, dall'altro, è ormai chiaro a tutti che un problema americano a livello internazionale riguarda un po' tutto l'occidente e il mondo in generale.

Quel che è certo, però, è la difficoltà di racchiudere in un unico comune denominatore la complessità di posizioni riguardanti la politica estera che sono presenti all'interno degli USA.

Due professori francesi, Pierre Hassner e Justin Vaisse, nel loro saggio "Washington e il mondo - I dilemmi di una superpotenza", si sono dedicati proprio a raccogliere i diversi punti di vista politici e intellettuali (dal XIX secolo ad oggi) che hanno contribuito ad attuare

I due autori in questo libro, oltre alle loro considerazioni, hanno raccolto anche numerosi scritti di vario genere: articoli e saggi di studiosi ed esperti di politica internazionale (tra i quali Huntington, Fukuyama, Chomsky, Mearsheimer, Nye, Kagan), nonché i discorsi e i

documenti ufficiali degli stessi governanti (Clinton, Bush, Kissinger, Wolfowitz, Rice). Il risultato è un excursus a 360 gradi tra le idee, i dibattiti e le strategie nel panorama politico e intellettuale americano.

Ne emerge un quadro più complesso di quanto si potrebbe pensare.

Particolarmente interessante il capitolo introduttivo, che si sofferma sui think tank americani e su quella che viene definita "revolving door" (porta girevole), ovvero la rotazione di incarichi tra uomini appartenenti al mondo politico, dell'università, della ricerca, dell'intelligence o del giornalismo.

Negli Stati Uniti infatti, c'è un forte legame tra tutti questi settori, per cui un intellettuale è obbligato a mettersi nei panni dell'uomo di stato, mentre i politici sono chiamati continuamente a misurarsi con nuove idee e strategie. Molte delle quali provengono, appunto, dai think tank ("serbatoio di idee"), che possono essere di diverso tipo e di diverso colore politico. Sono loro che contribuiscono ad alimentare il dibattito riguardante la politica estera americana.

Andando più avanti, Hassner e Vaisse descrivono le varie visioni contrapposte che sono presenti tra gli americani per quanto riguarda la politica internazionale: realisti o idealisti, unilateralisti o multilateralisti, internazionalisti o isolazionisti. Sono correnti in cui contano poco le classiche categorie destra/sinistri o repubblicani/democratici.

In realtà, come spiegano bene i due autori, si possono individuare quattro orientamenti diversi in politica estera:

  • gli Internazionalisti liberali - Influenzati dal wilsonismo e dall'idea di "Missione americana" nel mondo, perseguono un approccio multilaterale e integrazionista ai problemi internazionali.
  • I Neoconservatori e gli Egemonismi - Anch'essi propendono per l'idea di esportare i valori americani nel mondo, ma sono per l'unilateralismo.
  • I Realisti manageriali - Sono convinti che l'America sia un paese come gli altri e che quindi debba realizzare il proprio interesse nazionale, agendo nel mondo di concerto con gli altri paesi (quindi privilegiando il multilateralismo)
  • I Sovranisti e gli Isolazionisti - Anche loro, come i realisti, hanno un approccio alle relazioni internazionali che si rifà alla Realpolitik ma preferiscono che gli USA agiscano da soli (unilateralismo)

Hassner e Vaisse non trascurano altre questioni: i rapporti tra gli USA e le organizzazioni internazionali; le sue vocazioni più o meno imperialiste; gli interventi militari all'estero, la guerra al terrorismo con tutte le sue contraddizioni, l'eccezionalismo americano, il tema degli armamenti e infine, i rapporti con altre aree geopolitiche (Medio Oriente, Europa, Russia e Cina).

Ciò che emerge da questo saggio, è che alla fine gli USA sono guidati sia dagli ideali wilsoniani che dal realismo e spesso stabiliscono i loro obiettivi motivandoli ufficialmente con la "missione americana nel mondo", ma agendo effettivamente in un altro modo, e cioè spinti dal loro interesse nazionale come tutti gli altri paesi.

 

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