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mercoledì 08 luglio 2020

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  • Cinema e Teatro

Il parto di Garrel figlio

Se fosse l’uomo a partorire sarebbe più facile

15.05.2009 - Claudio Fora



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Il 18 giugno 2015 alle ore 21 presso la Sala Teatro GP2 cinque compagnie si contenderanno la palma del miglior corto...
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TEATRO - "LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA"

Al Doppio Teatro la storia di un amore alla ricerca della propira identità
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La frontiera dell’alba. L’ultimo Garrel visto all’accademia di Francia è ancora una volta questo confine. Il vento della notte è la libertà, o meglio la necessità del desiderio, l’alba il cambiamento che comprende il grande mistero della maternità, una fine, la fine degli anni della contestazione come la fine d’una libertà individuale, di notte di gioventù. Il confine di questa libertà è esplorato nelle durate delle inquadrature e nella loro luce che fa i corpi, corpi di luce, sacralità dei corpi nei film di Philippe Garrel. E’ la storia d’amore di un fotografo, Louis Garrel, presente in sala a dire qualcosa (a non dire qualcosa, in modo ancora più chiaro..si diverte, gioca col microfono, scherza coll’amico Scamarcio e ci prova colla direttrice dell’accademia, e tutto in 1 minuto e mezzo), e di una giovane attrice sposata (Laura Smet). Il tempo di posa coincide qui..la durata delle pose e la durata dell’amore, che, come sempre, tende a rarefarsi, a scomparire. Infatti è un film che non si sente, lo vedi come se non avesse durata. Poi il
fotografo lascia lei che impazzisce e la nuova ragazza resta incinta. La maternità è il mistero attorno a cui cresce il cambiamento, ma per
quelli che non fanno la storia, per quelli che dormono (“..allora dormi..” dice Louis all’attrice lasciata sola nella disperazione),
svegliarsi può essere impossibile, e il sogno di lei, l’attrice morta suicida, persiste nel sonno della veglia di lui colle apparizioni allo
specchio che tanto hanno divertito il pubblico in sala. L’incubo finisce con un volo dal letto, il sonno con un volo dalla finestra.
Subito prima il primo corto di Louis Garrel coi suoi amici, Mes Copines . Un film in cui c’è qualcosa, ma l’incubo da dormienti e il mistero
profondo del padre sono solo voluti, e non raggiunti, cadendo un po’ in un’impasse per cui la media intensità invalida le cose. Comunque meglio
questo cinema di vita, semplice, ironico, sentito, documento di vite d’amici, quindi cinema che affronta il cinema, meglio questo che il
troppo cinema vuoto di sceneggiatura.

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