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mercoledì 30 settembre 2020

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Caregiver

Scarse visioni familiari: la via dell’immigrazione e quella del ritorno

29.04.2009 - Enrico Rossignoli



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Titolo: Caregiver
Regia: Chito S. Roño
Nazione: Filippine
Cast: Sharon Cuneda, John Estrada
IMDB: 56/100
Voto: 45/100

Locandina Caregiver

Sarah è un'insegnante d'inglese nelle Filippine (Manila). Suo marito Ted, diplomato in Infermieristica, parte per la Gran Bretagna in cerca di lavoro e un buon salario da spedire alla in patria. Presto anche lei riceverà il diploma di infermiera per trovare impiego all'estero. Nel coronare il sogno di dare un florido futuro al figlio, anche Sarah prende il volo per Londra. Nella capitale britannica rincontra il coniuge, con cui convivrà in una casa in periferia. La coppia inizia una nuova vita affidando temporaneamente il proprio bambino alle cure dei nonni.
L'ambientamento è difficile come per tutti gli stranieri, ma il lavoro di Ted è diventato un ossessione. Le opportunità di carriera vengono riservate solo agli inglesi, costringendolo a tenersi da parte nei ruoli inferiori rispetti a titoli di studio da lui conseguiti. Stesso trattamento per i suoi amici. Purtroppo le speranze di Ted non vengono aiutate dai successi della moglie, la quale ottiene presto un aumento. Familiarizzando con un paziente burbero, subisce l'invidia del marito, il quale le nasconde per vergogna il suo impiego da uomo delle pulizie. Intanto il riconoscimento della famiglia inglese diventa subito affetto. Gli sforzi di Sahara vengono premiati, mostrando quel lato tenero e umano di Londra che ancora il marito non è riuscito a scoprire.

È un film sulla comprensione sociale dell'immigrazione. Ovvero un esempio di come i filippini tentano educatamente di inserirsi nella progredita società occidentale, ricevendo puntualmente rifiuti e porte chiuse. Non è un ritratto vittimista: Sarah trova impiego e amici donando il suo cuore per un anziano signore che ricambia l'affetto. E' una storia su una donna che accetta la sfida col destino, vincendo il confronto con se stesse e con le proprie aspettative. Fino a qui si corre beati verso l'ampia sufficienza, ma le necessità (di pubblico) senza virtù (artistiche) rendono i rimanenti 90 minuti una caccia al melodrammatico. Sfoggiano quindi, marginali profili culturali: il ladruncolo filippino pestato dai bulli, la collega da soccorrere poiché sfrattata, l'infermiere licenziato a causa del suo orgoglio. Tutto superfluo a dispetto del convincente nucleo centrale: la scarsa fiducia e volontà di Ted, coniuge di Sarah, nell'ambientarsi in Inghilterra. Dimostrazione di come una relazione può degenerare di fronte alle diversità caratteriali e alle esigenze economiche. Lui è rinchiuso nella routine di un inserviente ospedaliero, non si capacita di come la sua intelligenza venga sprecata. Si impegna, crede in se stesso, non rinuncia al proprio sogno finché non cade nel vizio dell'alcool. Overdose di autostima, malamente auto-inflitta.
L'analisi di Chito Roño, cineasta in attività dall'87 e cresciuto artisticamente a New York, Londra e Roma, è una peripezia familiare sugli immigrati in Gran Bretagna (poteva essere anche Spagna o Italia). Nei complessivi 130 minuti, Roño è incapace di aggiustare la mira e moderare il passo. La narrazione perde valore nel mettere a fuoco personaggi marginali senza eco nel racconto: il bambino pestato dai bulli, la collaborazione tra stranieri, la vicenda penosa del dottore filippino rassegnato nel ruolo di assistente infermiere. Accademico e convenzionale: tipici dettagli umani (istinto di madre e personalità depresse) avvicendate da interessanti tematiche e una scadente estetica da fiction.
Messaggio chiave: a volte in terra straniera conta incontrare le persone giuste. Questione di fortuna, ma indispensabile è continuare a nutrire speranza evitando di abbattersi. Come inno nazionale agli emigrati dalla Filippine è una grande iniezione di fiducia. Il resto è un grande prolungato sbadiglio, a dispetto della prova d'attrice di Sharon Cuneda

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