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The Forbidden Door

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Titolo: The Forbidden Door
Regia: Joko Ankwar
Nazione: Indonesia
Cast: Fachry Albar, Marsha Timothy, Ario Bayu
IMDB: 76/100
Voto: 66/100

Locandina The Forbidden Door

 

Gambir è uno scultore di professione. Il suo stile nel ritrarre donne in gravidanza è apprezzato dall'ambiente artistico, con cui però si sente estraneo e distante. Un'ostile senso di vuoto serpeggia in lui anche quando inizia a convivere con la sensuale Talyda (Marsha Timothy). La rigogliosa vita di coppia lo assale di dubbi alla notizia dell'arrivo di un primogenito. All'improvviso giunge la paranoia di essere osservati, e di ignorare la richiesta di soccorso di un misterioso bambino. L'abuso sul minore diventa una realtà quando scopre una setta di maniaci videoamatori di violenza in diretta. Il club privato condanna Gambir ad un'ossessionante tentativo di salvataggio del bimbo, il quale subisce il costante disprezzo dei suoi genitori. La razionalità del protagonista viene trafitta dalle oscenità per cui prova disgusto e allo stesso tempo attrazione. Da ora nulla sembrerà reale finché non sarà il colore del sangue a stabilirlo.

Nel panorama dell'horror indonesiano "The Forbidden Door" rappresenta l'opera più ambiziosa e trionfale della filmografia di Joko Ankwar. Il regista, sceneggiatore e produttore di soli trentaquattro anni, architetta questo ansiolitico Grande Fratello sulla perversione minorile e la trasgressione psicologica. Seguono in ordine investigazioni segrete, attrazione verso il male, sette diaboliche manovrate tra storie di violenza e cortili Hitchcockiani. La rotta e la direzione navigano verso la catarsi sanguinolenta, ma a travolgere impetuosa è la tempesta di eventi sull'angoscia dello spettatore. Ankwar punta al colpaccio geniale dal riconoscimento internazionale. Lo sfiora affidandosi a simbolismi visivi dediti alla manipolazione subita dal protagonista: sculture di donne incinte con pance svuotate, acque nere dai rubinetti, registrazioni televisive su cui muovono le viscere dell'incubo ad occhi aperti. C'è del marcio a Jakarta, tutti gli indizi portano al colpevole. La virtuale commiserazione viene tradita dall'impulso primario di salvare il mondo (e se stessi) anche quando nessuno è in pericolo e nessuno vuole essere salvato. Ecco il nucleo di "The Forbidden Door".
La scorrevole sceneggiatura ricicla demoni sottopelle e video-ossessioni alla Cronemberg (Videodrome). La narrazione procede in un ellissi a chiocciola dove nulla è realmente accaduto e altrettanto viene magicamente nascosto. Nel mezzo vigilano il degenerante rapporto Kubrickiano tra moglie e marito (Eyes Wide Shut) e la predilezione visionaria alla Lynch. Troppa carne al fuoco: Joko Ankwar conosce i tempi di cottura e l'ordine delle portate dimostrando di aver divorato chilometri di pellicola d'autore. Rischia l'indigestione quando spreme la decomposizione di spazio e tempo attorno ad una stanza dimenticata. Assapora invano il capolavoro quando alla prospettiva illusoria aggiunge un'altra portata di finzione surreale. Ovvero maniacale finale a sorpresa dove (Il Seme della Follia) non può non ricordare il Carpenter.
La nomina di miglior regista emergente è attualmente meritata, lui si esalta continuando a volare alto attraverso atmosfere inquietanti da reality di depravazione. Rischia la caduta ad altissima quota, riesce elegantemente ad evitarla.

 

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