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lunedì 06 aprile 2020

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Colloquio con Licia Troisi

19.06.2009 - Chiara Comerci



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  Il Festival delle letterature di Roma quest'anno ha ospitato sul suo palco alla Basilica di Massenzio, in onore del tema "Terra luna - una infinita risonanza" la scrittrice, e dottoranda in astronomia, Licia Troisi. L'autrice ha letto, durante la serata, un racconto inedito sul tema dell'edizione 2009 del Festival. Ma "chi" è Licia Troisi?
La scrittrice, nata nel 1980, si affaccia sulla scena della letteratura fantasy italiana nel 2004: la Mondadori pubblica il primo libro della trilogia "Le Cronache del Mondo Emerso", Nihal della terra del vento. Il successo non si fa attendere, e la trilogia, che si chiude nel 2005 viene seguita da "Le guerre del Mondo Emerso", conclusasi nel 2007; da novembre 2008 è iniziata "Cronache del Mondo Emerso" con il primo volume, Il destino di Adhara.
Le opere di Licia Troisi hanno avuto, e stanno riscuotendo, molto successo: sono particolari, si proiettano nel mondo fantasy con la sua cosmologia, le sue creature e i suoi bestiari, ma non rifuggono elementi nuovi e originali come ad esempio i Fammin, "creati" e non "creature" del Mondo Emerso, o come gli sconfinamenti dell'intreccio in situazioni torbide dove diviene incerto anche l'orientamento al bene o al male delle figure. Tuttavia la caratteristica principale dei romanzi di Licia Troisi rimane l'attenzione verso il mondo interiore dei personaggi, spesso tormentati o provati da storie di vita intense o drammatiche. L'universo dei sentimenti viene esplorato nella sua dimensione più intima e personale, creando, attraverso narrazione e ambientazione, un tutto unico che è verosimile e fantastico allo stesso tempo e che conferisce profondità ai personaggi. Caratteristiche narrative presenti anche in opere lontane dal "Mondo Emerso", come "La Ragazza drago", la cui pubblicazione è attualmente in corso.
Abbiamo incontrato la scrittrice:

Perchè proprio il Fantasy come genere?
È qualcosa che riesco a ricostruire solo a posteriori, quando ho iniziato a scrivere le "Cronache del Mondo Emerso" la scelta del genere è stata qualcosa di molto viscerale. Col senno di poi, posso dire che ci sono tutta una serie di elementi del fantasy che mi interessano particolarmente: il fatto che l'ambientazione sia non tecnologica permette di recuperare l'elemento naturale, qualcosa che sento mancare molto nella mia vita di persona nata e cresciuta in una grande città; il duello all'arma bianca mi permette di recuperare l'aspetto più crudo della guerra, poiché la spada costringe a guardare negli occhi il proprio nemico, e a riconoscersi dunque nel suo volto; sempre il duello all'arma bianca è un'ottima metafora di due visioni diverse della vita che si scontrano e da questo confronto escono modificate.

So che leggi molto di tutto, ma ci sono degli autori in particolare a cui ti ispiri?
Ho autori che amo, soprattutto in verità libri che amo, ma non credo di ispirarmi nel senso più stretto del termine. Nel fantasy mi piace molto Jonathan Stroud, ma fa un sottogenere tutto sommato abbastanza diverso dal mio, e il mio libro preferito è "Il Nome della Rosa", che rappresenta sicuramente tutto quanto mi piace e leggere e mi piacerebbe saper scrivere.

Nei tuoi libri ha sempre un ruolo di primo piano l'amore "acerbo", inespresso ma latente, un sentimento potentissimo ma spesso indefinito che si riferisce chiaramente all'adolescenza, il periodo della vita in cui le emozioni sono più forti, genuine ma anche incontrollabili. C'è dell'autobiografia in questo? O Il riferimento è più al mondo dei manga, di cui so che sei appassionata, in cui questi temi sono quasi sempre ricorrenti?
Più che altro è un riferimento autobiografico. Ho percepito chiaramente nella mia vita il passaggio dall'"amore immaginato" a quello più vero, indirizzato ad una persona reale. Poiché i miei libri parlano principalmente di adolescenti, mi viene naturale inserire sempre questo passaggio nell'evoluzione dei miei personaggi.

"Per chi" scrivi. Mi spiego: a chi ti rivolgi quando scrivi un racconto?
Il mio lettore ideale, quello cui "racconto" le mie storie, è tipicamente una persona più o meno della mia età e che condivide i miei gusti. Sono convinta che i miei racconti debbano prima di tutto appassionare me stessa per appassionare poi i lettori.

Sei sempre libera di seguire il "tuo" filo o ci sono delle esigenze e dei compromessi con cui fare i conti quando ti metti all'opera?
I compromessi cui debbo piegarmi quando scrivo sono quelli introdotti dalla logica della storia e del mondo in cui il racconto è ambientato: quando si pongono determinate premesse (e le si devono sempre porre, altrimenti si rischia di scrivere storie senza né capo né coda) ci si ritrova automaticamente limitati. Questi limiti però non sono un ostacolo alla creatività, ma piuttosto la indirizzano e la finalizzano.

Oramai il tuo primo libro, "Le Cronache del Mondo Emerso", è lontano. Cosa è cambiato, se è cambiato, da quella prima esperienza?
Spero soprattutto che il mio stile sia migliorato. Per il resto, il fatto che ormai la scrittura sia un lavoro non ha sostanzialmente cambiato il mio approccio al foglio bianco; continuo a divertirmi, se non lo facessi non potrei continuare a fare questo lavoro.

Nei tuoi libri il registro è sempre molto "epico", intendo dire con questa parola che la narrazione si muove tra la leggenda e la descrizione anche drammatica dell'intreccio e degli eventi. Hai mai pensato all'inserimento di personaggi di profilo più basso che possano stemperare la tensione?
L'aspetto epico è proprio una delle cose che preferisco del fantasy. Tutto sommato il fantasy è cercare di narrare storie anche abbastanza comuni, percorsi esistenziali che appartengono a tutti, inserendole in un contesto epico, che le rende dunque ancora più universali. Per questo preferisco mantenere sempre alta questa "tensione verso l'assoluto": è una cifra del genere.

"Cosa" scrivi? C'è qualcosa che al di là della trama, al di là del genere, al di là del mezzo della scrittura vuoi comunicare a chi ti legge? Cosa è che ti dà la spinta a scrivere, a pubblicare, a creare le tue storie?
Racconto storie piuttosto seminali, principalmente racconti di formazione. Tutto sommato racconto il mio percorso esistenziale, che suppongo sia comune a molte altre persone. Poi ci sono tutta una serie di tematiche collaterali che cambiano di volta in volta: l'accettazione del diverso, il rifiuto della guerra, il fanatismo, la paura come strumento di potere.
Scrivere per me è sempre stato un bisogno: mi piace raccontare storie, lo faccio fin da piccola, e poi scrivere mi aiuta a focalizzare meglio gli eventi della mia vita, a capirli e inserirli nel giusto contesto.

Pensi che uscirai prima o poi dal genere fantasy?
Non lo so. Ho provato a scrivere cose che non fossero prettamente fantasy, soprattutto nei racconti, non ultimo quello che ho presentato a Massenzio, ma l'elemento fantastico è sempre più o meno presente. In ogni caso, così come sono una lettrice onnivora, che non si nega nessun genere, non mi precludo nessuna strada neppure nella scrittura.

La saga del "Mondo Emerso" si trova nel mezzo della sua terza trilogia. Cosa ci riserva ancora questa terra di cronache, guerre e leggende?
Per ora mi sto concentrando soprattutto sulle Leggende, in genere mi occupo di una trilogia alla volta. Non so cosa accadrà al Mondo Emerso, dopo la fine di questa trilogia. Di sicuro ho voglia anche di sperimentare anche mondi nuovi.


www.liciatroisi.it

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