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giovedì 02 aprile 2020

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  • Cinema e Teatro

Approfondimento underground: Energia dell’occhio e vibrazione

Anti-emotività e ritmo degli Straub

11.07.2009 - Claudio Fora



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Per fare del bene con il cinema, c'è innanzi tutto da evitare certe cose. La famosa questione, secolare, della lotta del cinema contro il cinema è stata affrontata in mille maniere. La più rigorosa, una delle più efficaci, iconoclasta ma con un progetto di ricostruzione dell'immagine, cinema aturo, è quella di Jean Marie Straub e Danièle Huillet. Le cose importanti da dire sono molte, ci limitiamo alla lotta all'emozione di superficie, presa nei loro film dentro alle maglie del ritmo, esso emozione. La composizione e le sue leggi come lotta all'emozione, per la vibrazione, se si decide di utilizzare questi termini. Non esiste recitazione qui. Tutto è autentico, reale. L'occhio vede di più, c'è poco da fare. Quando è così la critica non esiste più, può solo, non la critica da stroncaggio o meno, patetica, constatare l'oggettività del lavoro e analizzare, e parlarne, discuterne sulla base, come coi film di Godard. Ma qui è ancora più evidente per la fisicità dei film. Loro vedono più di noi, e ci fanno sentire quello che sentono e vedono. Energia degli occhi infuocati che vedono il pulviscolo in movimento, il cielo che non è azzurro, il calore della terra che emana, i 24 fotogrammi del cinematografo che scorrono, la luce che acceca. E la plasticità non è la bellezza, ma ritmo, ancora una volta. L'atto del vedere ignudato.
Niente clichè, niente emotività, ma emozione della vibrazione, potenza dell'occhio e energia della natura.

 

 

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