Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


sabato 26 settembre 2020

  • MP News
  • Cinema e Teatro

I Cento chiodi sulla via della redenzione

12.06.2007 - Federico Ligotti



APPUNTAMENTI - Al Teatro di Ostia Antica va in scena Albertazzi

"Le Memorie di Adriano" concluderanno la rassegna estiva
Leggi l'articolo

TEATRO - A Roma il Gran Premio 2.0 - Teatro da condividere

Il 18 giugno 2015 alle ore 21 presso la Sala Teatro GP2 cinque compagnie si contenderanno la palma del miglior corto...
Leggi l'articolo

TEATRO - "LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA"

Al Doppio Teatro la storia di un amore alla ricerca della propira identità
Leggi l'articolo

Diciamolo subito: l’opera ultima di Ermanno Olmi mette i brividi. La più completa ideologicamente, la più veloce, una saetta visiva che brucia, incenerisce, e, a mo’ di catartica Fenice, fa risorgere. La Biblioteca di Storia Antica defraudata: cento libri accoltellati al cuore, cento ladroni senza messia inchiodati alle loro croci di carta. Il diacono, novello venerabile Jorge che sputa sentenze protetto da un teologismo reazionario e cieco quanto lui; il professore autore del misfatto, un Raz Degan contrito per crisi non mistica ma esistenziale, fino al punto da citare uno dei padri putativi dell’esistenzialismo, Karl Jaspers: “A cosa serve aspirare alla felicità su questa terra, alla spiritualità, se spiritualità e felicità si dissolvono, come ogni cosa, nel nulla?” Già, a cosa serve credere nella Bibbia e nei ta biblìa, nella cieca polvere di millenni di sapienza, se questa può di colpo rivelarsi artata e fallace, se d’un battito ti rendi conto che non è servita a niente, che non è altro che marcio ricettame d’acari lungo gli scaffali? Riflessioni che fanno tremar i polsi e anche le vene. E la forza morale, in taluni casi, può cedere. O rinnovarsi in una nuova sfida. E allora ecco che Raz il Professore si mette in fuga dalla cattività, non d’Egitto ma di gabbio, si denuda dei suoi beni, macchina BMW scintillante decappottabile e cellulare ultima generazione, approda fra la giunchiglia sulle rive del Po ai margini di un paesotto della profonda Emilia.

L’Emilia felliniana, l’Emilia rossa, l’Emilia contadina che non rivive più e che noi nel film riviviamo come un’ombra nostalgica che ci sfugge, l’Emilia del tempo della vita: già, il tempo della vita. Quello che alla Cultura fredda e incrudelita sfugge; quello che permette allo strabiliante pennello iperrealistico di Olmi di tratteggiare delle figure umane da 9 David di Donatello. È la Natura, è la Civiltà Contadina che non s’arrende, che costruisce con chi è più sapiente di Lei un rapporto fiduciario fondato sul reciproco aiuto e sull’amore. Commoventi le scene, evidenti rivisitazioni cristologiche dei passi testamentari, in cui il bel protagonista illustra ai suoi umili ma pii astanti il vero significato delle parabole evangeliche: la trasformazione del Vino in Acqua, il ritorno sperato del Figliol Prodigo. Sullo sfondo i balli di paese, Betlemme di qualche millennio in qua, la Capanna, il ballo nel battello con la Maria Maddalena: la panettiera ridente e gaudente. Scena, questa, che ci ricorda il ballo di De Niro il boss Noodles con la sua amata poi stuprata in ‘C’era una volta in America’. E poi, la lotta contro la privatizzazione pure del ‘bus de cul’, contro il nuovo porto-mostro fluviale uccisore dell’ecosistema, contro i ragazzotti piccoli demoni che sfrecciano con le motorette sulla battigia stile Pointillisme alla Seurat. Poi l’arresto nel Getsemani romagnolo, e i Dodici Discepoli, a metà fra Pellizza da Volpedo e Vangelo di Giovanni, a proteggere il profeta, questo Gesù Cristo venuto da lontano per proteggerli e per offrire loro, invece dell’Ultima Cena, una sana ubriacatura di vino rosso. E non c’è Giuda, non ci può essere il tradimento nel manifesto cinematografico del coraggio laico. Ma le speranza è ultima a morire: ecco gli arresti domiciliari, ecco il colloquio finale fra il diacono e Gesù il Professore di filosofia religiosa: il primo scorda il perdono; il secondo no, e poggia al suo ex datore di lavoro la mano sulla spalla. Ma le mani di quest’ultimo sono troppo impegnate, tremanti, a staccare i chiodi ancora conficcati, dopo quasi un’ora e mezzo di film, sulla cellulosa. In epoca di sarcomi e sarkò, di tuniche bianche dall’accento teutone e di sepolcri imbiancati, i cento chiodi sulla via della Redenzione riecheggiano i cento passi di Peppino Impastato. Il lungo cammino della libertà di un Cristo da riscoprire, che ancora sa di non poter ritornare. La mafia di Badalamenti. Il sole sulle pietre arroventate e sui ciuffi d’erba secca ma colorata di Trinacria. La chiesa di Ratzinger e la nebbia che ostacola la via: il giudizio universale che rovescerà la propria carica punitiva su Dio stesso. Titoli di coda, silenzio in sala. Olmi ci mancherai. Applauso, dovuto.

LA BATTUTA: Il maresciallo dei carabinieri, già conquistato dal profetico carisma laico del Professore, gli domanda di rito: “Lei fa parte di qualche associazione criminale o sovversiva?” “Sì.” “Ah…[silenzio] e quale?” “Il corpo docenti.” “Ma non è mica una cosa criminale!” “A volte, sì.”

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.