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martedì 31 marzo 2020

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L’auto del futuro

12.07.2007 - Marco Bolsi



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Dopo le macchine a idrogeno ed elettriche, in arrivo anche le auto ad aria compressa. L’ambizioso progetto è il frutto del più grande gruppo automobilistico indiano, la Tata, che pare che da pochi giorni abbia concluso un accordo strategico con l’industria torinese della Fiat: secondo i piani, infatti, il tutto dovrebbe partire tra poco più di un anno in India, verso agosto 2008, quando usciranno sul mercato le prime seimila Citycat, macchine ad aria compressa che avranno l’effetto di azzerare le emissioni di anidride carbonica e quindi di prevenire l’effetto serra. L’idea non è nuova però: l’uruguayano Armando Regusci aveva già partecipato al progetto dell’italiana Eolo che era stata messa in vendita dal 1991 senza riscontrare un particolare successo.


Il motore della Citycat è sostanzialmente a due cilindri, dentro cui si muove un pistone che per il 70% del tempo di rotazione dell’albero motore rimane fermo in cima al cilindro consentendo alla pressione interna di crescere. Questa sfasatura aumenta l’efficienza del motore che si mette in azione solo quando l’aria compressa sparata nel cilindro fa muovere il pistone. Quindi al fermarsi dell’auto anche il motore cessa il suo movimento, per poi riprenderlo una volta che si preme l’acceleratore. Il cambio manuale è sostituito da un computer di bordo. L’estrema semplicità richiede anche pochissima manutenzione, giusto un cambio d’olio ogni cinquantamila chilometri.


Di certo non mancano gli svantaggi: ad esempio il motore ad aria compressa non permette di andare a una velocità superiore ai cinquanta chilometri orari, e ha bisogno dell’ausilio di un motore a scoppio. Inoltre ha la particolarità di auto-produrre l’aria condizionata che tuttavia uscirebbe dalla bocchette a una temperatura di meno quindici gradi e quindi da qui la difficoltà di usufruire del riscaldamento. Per questo la nuova auto approderà prima nei paesi molto caldi come il Brasile, la Spagna e il Sudafrica. L’aria così fredda ha anche un’altra pecca: ci sarebbe infatti il rischio di condensa nei condotti di aspirazione, compromettendone quindi il funzionamento generale. A ostacolare l’uscita della Citycat sul mercato concorrerebbero inoltre il materiale di cui è composta, cioè la fibra di vetro, molto fragile per superare i normali test di sicurezza, e il brevetto, dal momento che ci sono stati progetti precedenti che hanno influito sulla costruzione di questa nuova automobile.


In compenso non ci sarà bisogno di fare rifornimento d’aria al distributore ma basterà caricare con la corrente un compressore interno e in quattro ore si potrà tranquillamente ripartire.
Il prezzo di lancio si aggira intorno ai 12.700 dollari, un risparmio enorme rispetto alle auto elettriche e anche a quelle a idrogeno che richiedono la creazione di una costosa rete di distribuzione alternativa di combustibile.


Se questo prototipo di macchina avrà successo il mercato internazionale non avrà vinto soltanto una battaglia con la scienza ma soprattutto una sfida ecologica decisamente gratificante.

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