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giovedì 09 aprile 2020

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  • Cinema e Teatro

Roger Ballen - Triennale di Milano

fino al 15 novembre 2009

03.11.2009 - Luigia Bersani



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  La Triennale di Milano, in collaborazione con la Galleria Massimo Minini, presenta un'ampia rassegna fotografica che raccoglie scatti dal 1982 al 2008 dell'artista Roger Ballen. Le numerosissime foto esposte, tutte in bianco e nero, descrivono le evoluzioni delle diverse dialettiche di Ballen che si sono succedute in un ventennio di lavoro. Nato a New York negli anni '50, Ballen è cresciuto nel contesto di quel fermento creativo che con Warhol, Haring e Basquiat ha caratterizzato quegli anni della "Grande mela". Da ciò derivano l'animo cosmopolita e l'ampiezza di vedute di un fotografo che si è spinto fino a Johannesburg per indagare sui segreti della natura umana e per giocare con le sue implicazioni mentali e materiali.  "Le mie fotografie sono composte da migliaia e migliaia di decisioni consapevoli e inconsapevoli", afferma lo stesso Ballen, descrivendo il suo metodo di lavoro. Le opere esposte alla Triennale, infatti, rappresentano esattamente una perfetta fusione tra realismo e finzione: se da una parte raccontano le nude e sporche contingenze delle condizioni di vita dei soggetti che ritrae, dall'altra esaltano la perfezione di un'estetica povera ma completa e loquace. "Puppy between feet", "Tommy, Samson and a mask","Mimicry" e molti altri sono gli esempi dello stile metaforico dell'artista che unendo soggetti umani, animali e inanimati crea delle sovrapposizioni di immagini allo stesso tempo reali, irreali e realistiche. Le immagini di Ballen uniscono ritratti di vita grotteschi per la loro semplicità e trasandatezza con la costruzione di un'estetica teatrale che regala una misteriosa suggestività agli elementi ritratti. Graffiti su pareti sporche sembrano comunicare con giocattoli rotti che a loro volta interagiscono con animali, maschere di carta, oggetti, bambini e anziani in una fusione di mezzi di comunicazione costituiti da sguardi, colori, gesti tanto naturali quanto costruiti. Il linguaggio di Ballen è perfettamente in linea con la sua idea che le opere migliori e più stimolanti siano quelle che non si capiscono del tutto. Ballen sostiene l'importanza del fatto che l'osservatore non sia in grado di arrivare al cuore dell'opera; vi è infatti una sorta di segreto inafferrabile del mondo, che lui ricerca proprio nella fusione di codici linguistici differenti, a causa del quale la realtà e la finzione non hanno necessità di essere considerate come elementi distinti. L'artista, essendo cresciuto a contatto con alcuni dei fotografi più di rilievo del '900, afferma di aver avuto la fortuna di poter apprendere da ognuno tecniche e filosofie fotografiche che lo hanno accompagnato nei suoi lavori successivi. L'artista racconta in un'intervista che Cartier Bresson gli piegò la necessità di creare momenti cruciali di grande intensità, Elliot Erwitt gli insegnò invece ad inserire l'umorismo nelle immagini, da Paul Strand apprese l'importanza della forma mentre con Andre Kertesz colse la linea di confine con il documentario e capì che la fotografia poteva essere arte. Così grazie all'unione di stili diversi e alla lezione di importanti maestri Ballen è riuscito a sviluppare un modo nuovo di fare fotografia; che dapprima ha visto passare l'obiettivo della sua macchina fotografica dagli ambienti esterni agli interni delle case, alle persone, al vissuto e in un secondo momento lo ha visto passare dalla fotografia narrativa del vero alla fotografia reale evocativa dell'immaginario.   

 

Roger Ballen 1982-2008

7 ottobre - 15 novembre 2009
Triennale
Viale Alemagna 6
Milano 20121
Tel +39 02 724341
www.triennale.it

 

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