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sabato 26 settembre 2020

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Recensione Film: Zha Lai Nuo Er – Jalainur (Concorso)

Operai nel deserto mongolo: la loro prigione, le loro fughe, il loro eterno ritorno

20.11.2009 - Riccardo Antonangeli



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Titolo: Jailainur
Regia: Zhao Ye
Cast: Liu Yansheng, Li Zhizhong
IMDB:
Voto: 80\100
La miniera di Jalainur esiste da cent'anni, segnata dai binari di treni a vapore che ne solcano la superficie, arterie artificiali retaggio dell'uomo nel mezzo del nulla. Dentro una cabina immersa nel vapore che sembra nebbia e cielo di nuvole insieme, lavorano in coppia il vecchio Zhu e l'apprendista Zhizhong, ormai diventati come padre e figlio perché si completano a vicenda: il primo è ormai stanco, privo d'energia e vivo per inerzia; il secondo e più giovane compagno è l'anima vitale e sognatrice ancora non piegata dal lavoro. Un giorno Zhu non si presenta al lavoro, e Zhizhong zaino in spalla e sorriso sulle labbra, lo segue come un'ombra nel viaggio, passaggio attraverso il paesaggio di una terra sconfinata, animata dall'infinito.
C'è tutto nelle immagini formalmente perfette del film di Zhao Ye: il caldo e il freddo, il blu e l'arancio di un mondo crepuscolare in cui le frontiere si confondono entro ed oltre l'orizzonte. Le atmosfere da blues malinconico fanno coesistere nelle inquadrature (quasi dipinte da una fotografia di commovente bellezza) i corpi dei personaggi, bloccati perché operai, e le loro anime, opposta eco che può permettersi la libertà. Zhu e Zhizong cambiano colore seguendo il ritmo del giorno e della notte invernali, sempre però costretti a tornare ombre immerse nel vapore alla fine del giorno. Perché l'uomo è essere finito, e il suo lavoro, qualsiasi suo sforzo, è inutile se confrontato all'infinitezza dell'essere. L'enorme fosso scavato dai minatori un giorno si esaurirà, apparendo come un enorme quanto inutile buco nell'acqua nell'oceano infinito del deserto mongolo.
"Canta qualcosa sul mare" dice alla fine del viaggio un'ombra all'ombra Zhizong. I due da operai si trasformano in marinai, esploratori fermi nell'eternità delle cose, costretti nel tempo quando invece fuori dalla cabina non esiste nessun tempo. La loro unica forza è essere presenti l'uno all'altro, in reciproca testimonianza di esser-ci; perché quegli uomini, se sono qualcosa, sono soltanto la spalla da offrire all'amico come sicuro appoggio e confortante riposo. L'unica identità possibile nella dispersione dell'eterna distesa.

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