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martedì 22 settembre 2020

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Cinema - Sicko: il viaggio di Michael Moore nella sanità americana

26.06.2007 - Alessandro Pangallo



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Dopo l'enorme eco mediatica riscosso nel 2004 da Farenheit 9/11, Michael Moore non ha più bisogno di presentazioni: regista di documentari, primo classificato nella lista di persone che stanno rovinando l'America in una classifica stilata da un intellettuale repubblicano qualche tempo fa, probabilmente rappresenta uno dei motivi principali per cui noi europei diamo una connotazione negativa alla parola "lobby", dati i suoi precedenti documentari che spesso pongono l'accento sulle relazioni tra gruppi di interesse e politica. E' stato anche autore di alcuni libri, tra i quali potrei consigliarvi "Giù le Mani", che, sebbene un po' datato, descrive alcuni gustose aneddoti in cui il regista pone il sistema americano in situazioni quantomeno imbarazzanti.
Per quel che riguarda questo suo ultimo lavoro, si pensi che in occasione di una delle anteprime del suo nuovo lavoro, Michael Moore ha descritto Sicko come "una commedia che riguarda 45 milioni di persone che non sono in grado di avere assistenza medica nella nazione più ricca del mondo". La parola commedia non è stata utilizzata a caso, dato che l'intero film assume toni volutamente scanzonati ed ironici, anche se ciò che viene esposto è tutto fuorché divertente.


Sin dalle prime immagini del documentario, Moore esplicita le sue intenzioni: questo film parla dei problemi della sanità americana, non già attraverso le persone troppo povere per avere un'assicurazione sanitaria, bensì parlando di coloro che stanno percorrendo il glorioso American Dream! Il viaggio di Moore parte da alcuni casi di persone che, pur essendo regolarmente assicurate, non hanno potuto avere l'assistenza medica necessaria per curare i loro malanni, fino ad arrivare al cuore della questione: in un Paese in cui tutto è market-oriented, l'industria della salute rappresenta un ottimo affare. Partendo da Nixon per arrivare (come prevedibile) all'attuale amministrazione Bush, Moore ricostruisce i tasselli di come l'assistenza medica si è trasformata da un diritto degli americani a un business a tutti gli effetti, in cui tra l'altro gran parte dell'intelligence di Washington è implicata.
Poiché la classe politica difende l'attuale sistema americano di gestione della sanità spiegando agli Americani quali enormi disservizi sorgerebbero da una gestione pubblica della sanità (anche se il termine inglese "socialized health care" evoca spettri ben più inquietanti per gli Americani), Moore si reca personalmente in quei luoghi in cui la sanità è gestita dallo Stato, come il Canada, la Gran Bretagna o la Francia (e in più in un luogo davvero inaspettato che vi lascio al piacere di scoprire con i vostri occhi).
In tutti questi luoghi, Moore vede gente più sicura, in salute e, in ultima analisi, più felice della popolazione americana. La conclusione del film è semplicemente questa: le nazioni visitate da Moore hanno messo da parte i loro "io" per concentrarsi sul "noi". A questa conclusione si arriva gradualmente, passando attraverso e discussioni con un ex parlamentare britannico, una famiglia francese, diversi medici e altri personaggi.


Nota di colore: a un certo punto del film viene visualizzata una lista dei migliori servizi sanitari mondiali. Incredibile a dirsi, l'Italia figura come la seconda classificata in questa chart, alle sole spalle della Francia. Sia ben chiaro: nonostante questo risultato lusinghiero la situazione è molto più complessa di come sembra, ma fa sempre piacere sapere che, ogni tanto, l'Italia non figura ai vertici di una classifica solo grazie alle proprie inefficienze.
Per quel che riguarda il giudizio del film, non si può che consigliare la visione di questo documentario, dato che è sempre piacevole scoprire qualcosa di più sull'America, e lo è ancora di più se la voce narrante utilizza un tono volutamente leggero, anche per trattare temi importanti come quelli narrati nel film.
Tuttavia, bisogna pur sempre guardare i documentari di Moore con un certo occhio critico, cercando di prenderne quanto di buono viene offerto e comprendendo quali sono invece i segmenti in cui si illustrano minuziosamente i "pro" tenendo ben nascosti i "contro" di alcune scelte politiche.
Insomma, il film vale il prezzo del biglietto, anche se c'è da dire che al momento nessuno sa quando la pellicola uscirà nelle sale italiane… ma come si suole dire in questi casi, questa è un'altra storia…

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