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martedì 29 settembre 2020

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Recensione : Ben Frost - By The Throat

08.12.2009 - Michele Poloniato



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Titolo: By The Throat
Artista: Ben Frost
Etichetta: Bedroom Community
Anno di uscita: 2009
Genere: Drone, Ambient, Post-Minimalism
Voto: 7,5

 

Immaginate una notte, in una foresta ghiacciata, al chiaro di luna, una passeggiata psichedelica tra i lupi, accompagnati da un contorto pensiero di alienamento. Ben Frost, nato a Melbourne, attualmente stabilitosi nella gelida Reykjavik, è un ragazzo visionario, idee contorte ma ben salde, una concettualità del suono a dir poco geniale, arrivato al suo terzo full lenght, rivangando nel passato per completare un opera che non ha punti deboli.
Sembra d'assistere ad un Cronenberg meno ermetico, ma ancor più sbilenco, tra ruggiti noize-drone, elettronica di base sofisticata, ambient del più eccelso, pianoforte e chitarre minimal. Melodie incredibili, in un mondo che sembra incantato, nonchè ostile e oscuro, come un last minute verso nuova vita. La prevedibilità s’è trasferita altrove, così come la freddezza, sembra d’essere gli Dei dell’infinito, glaciandoci in una sensazione di assoluta perdizione da viaggio, consapevoli che non finirà. Armosfere Noir sorelle del miglior Murcof, spunti dark figli di Lustmord, al fine di creare scene da cardiopalma, come se stessimo partecipando ad una cerimonia vecchia come il tempo. Si distingue in maniera incredibile da tutto l’ambiente filo-elettronico/drone/ambient, concependo un dinamismo nella stesura, qualità dei passaggi, concretezza nel suono, da ammaliare chiunque. Coesistono con incomprensibile senso innumervoli loop di texture concettualmente opposte, passaggi di pianoforte tendenti alla classica moderna, o neoclassica, un armonia delle sfumature direttamente da un Kandinskij di terzo millennio, in un opera d’arte di dinamismo assoluta. Frost, in tutti i sensi, c’ha donato una culla cosmica, sferzata da immacolate brezze noize, in un post-minimalismo da psicanalisi.

Colonna sonora di un viaggio astratto nel vuoto.

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