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venerdì 25 settembre 2020

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SILENI a.k.a LUNACY

Sadismo, carne morta, un istituto psichiatrico, e un giovane a cui è appena morta la madre pazza.

17.12.2009 - Leonardo Birindelli



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Cosa accadrebbe se il Marchese De Sade con una rivolta riuscisse a venire a capo dell'istituto psichiatrico in cui è rinchiuso? Probabilmente l'istituto diventerebbe un luogo di libertà assoluta, dove l lucida follia del Marchese avrebbe la possibilità di esprimersi a pieno. Ma la "normale" terapia dell'istituto è molto più violenta e terrificante. Svankmajer ci racconta quindi l'ascesa e il declino del modello terapeutico del Marchese, avvertendoci di persona che si tratta di un film horror e non di arte.  Se con questa dichiarazione di appartenenza ad un genere vuole in qualche modo evitare di rivelare la sua impronta autoriale, non ci può fermare dal notare come l'animatore ceco indaghi il limite sottile (inesistente?) tra follia e normalità, tra libertà e coercizione assolute (come tra l'altro spiega lui stesso nel prologo). Che sia arte (ammesso di sapere cosa sia) o un film horror poco importa, probabilmente è entrambe le cose; è sicuramente un atto di creazione. L'animazione diventa in Svankmajer un vero e proprio atto demiurgico, con tutte le sue contraddizioni. La carne morta prende vita e le lingue copulano tra loro: l'inanimato vive ciecamente la sue pulsioni "carnali". Sia il Marchese, nella sua invettiva contro Dio la religione e la morale, sia il vero direttore dell'istituto, con la ferocia della sua terapia a base di violenza e mutilazione, sembrano concentrare la loro attenzione sul corpo, sula carne; cambiano le motivazioni ideologiche (ma sadismo e scienza si avvicinano), e le modalità. Alla fine prevarrà la coercizione, la libertà fa troppa paura, e la carne animata soffocherà incellophanata nelle corsie di un supermercato, come il giovane protagonista finirà in camicia di forza; vittima del suo incubo peggiore. Non è certo un film storico sulla vita del divin Marchese, visto che lo stesso Svankmajer indica anche Edgar Allan Poe tra le fonti d'ispirazione di Sileni, ma Donatien Alphonse François de Sade è stato effettivamente internato per la sua follia, carcerato per sodomia, ed ha effettivamente allestito degli spettacoli teatrali con attori altri internati. La cosa gli fu poi proibita per la cattiva influenza e per lo scompiglio che comportavano le sue rappresentazioni. Così l'Illuminismo radicale (se così possiamo definirlo) del Marchese viene visto come pericoloso da un'altra radicalizzazione del pensiero illuminista quale si concretizza nella Rivoluzione Francese e nel suo epilogo tra stagione del Terrore, Napoleone e Restaurazione. Nel film vediamo questo scontro  tra sadismo del Marchese, libero individuo, e sadismo istituzionale; da una parte un agire libero da qualsiasi giustificazione etica o di qualunque altra sorta se non la propria soddisfazione, dall'altra una profonda soddisfazione nell'annullare la libertà altrui pienamente giustificata da motivazioni etiche e scientifiche. Il protagonista è completamente disorientato in questo scontro, neanche l'amore (per una deliziosa ninfomane) riuscirà a riscattarlo.

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