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sabato 30 maggio 2020

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Recensione: Amelia

23.12.2009 - Giulia Pietrozzini



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Titolo: Amelia
Regia: Mira Nair
Cast: Hilary Swank, Richard Gere, Ewan McGregor, Christopher Eccleston
IMDB: IMDB
Voto: Voto
Amelia Earhart è stata una vera ispirazione per molte donne, a partire dagli anni Venti. Ha dimostrato che non esistono mestieri per soli uomini e ha contribuito a migliorare la condizione della donna nel mondo, insegnando la fiducia nelle proprie capacità. Pur consapevole di questo, Amelia è stata soprattutto una pilota di aerei. Appassionata a tal punto da provare a valicare confini mai superati prima. Il film che porta il suo nome, girato dalla regista indiana - d'adozione newyorkese - Mira Nair (divenuta famosa con Monsoon Wedding - Matrimonio indiano), porta sul grande schermo una sceneggiatura di Ronald Bass (lo sceneggiatore de Il matrimonio del mio migliore amico, per capirci) che segue la vita della Earhart partendo dal momento in cui conosce il suo futuro marito, l'editore e agente George Putnam, interpretato da un Richard Gere sempre uguale a se stesso. E si conclude col volo che coincide con la sua scomparsa, nel 1937: decollata da Miami, in Florida, per compiere il giro del mondo, non tornerà mai indietro. L'allora presidente Franklin D. Roosevelt utilizzò tutte le forze e gli uomini possibili in una missione di ricerca, ma dopo più di un mese di Amelia non si ebbero notizie. Viene dichiarata, così, legalmente morta due anni dopo. Ad interpretare la protagonista del film è l'attrice doppio premio Oscar Hilary Swank, calata perfettamente nei panni dell'aviatrice più famosa del mondo, complici anche i costumi - cappelli, abiti e pantaloni che fanno venir voglia di vivere negli anni Trenta - a dir poco perfetti. Mi permetto una piccola previsione: ritornerà presto in voga la moda fine anni Venti, inizio anni Trenta, e parte del merito lo dovremo a questa pellicola. Pur partendo da ottimi presupposti, il film lascia perplessi. Amareggiati. Una colonna sonora monocorde appiattisce su un'unica nota scene diverse che avrebbero avuto bisogno di differenti incoraggiamenti musicali. Un inutile sentimentalismo pervade l'intera pellicola, lasciando poco spazio all'aspetto più interessante della storia: la forza, l'unicità di questa donna. Non si può raccontare una storia speciale usando tecniche valide per un polpettone d'amore. L'effetto stride. E dispiace anche molto, perché sciupare una trasposizione cinematografica basata su fior di libri e biografie, anche fedele al personaggio è uno spreco. Questo film non rovina l'idea che si ha di una donna che ha segnato il corso dell'emancipazione femminile, per carità. Ma non è una bella cornice. Credo sia un cattivo segno quando ci si annoia, giusto?

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