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Banca del Mezzogiorno: il Sud aspetta

28.12.2009 - Santo Milasi



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Il 16 novembre 2009 è stato approvato dal Consiglio dei ministri un apposito disegno di legge finalizzato a creare le condizioni finanziarie per uno sviluppo del credito nel Mezzogiorno al fine di garantire un riequilibrio economico dell'intero territorio nazionale e per fare fronte ai problemi strutturali che incidono sullo sviluppo economico del Mezzogiorno. Il nuovo intervento si basa su tre direttrici fondamentali: incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno; sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli; canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle Regioni meridionali.  

La cosiddetta “Banca del Mezzogiorno” è la protagonista di un più ampio insieme di iniziative volte a facilitare l’accesso al credito nel Mezzogiorno,  ulteriori misure inserite nel “pacchetto Sud” prevedono: la possibilità per i soci finanziatori di sostenere lo start-up di nuove banche di credito cooperativo con apporti di capitale ben più consistenti di quanto oggi previsto dalla legge e la creazione di vantaggiosi  “titoli di scopo”, utili a indirizzare risorse nel Mezzogiorno. Proviamo ora a capire come la Banca del Mezzogiorno verrà costituita e quali saranno le sue attività.

Statale?  Privata?  Forse Parastatale

Secondo il Ministro dell’Economia Tremonti, il ruolo dello Stato nella banca sarebbe quello di promotore e facilitatore, la Banca del Mezzogiorno sarebbe dunque un’istituzione privata solo “disegnata“ dallo Stato. Per avviare l’iniziativa e favorire l’aggregazione di una maggioranza rappresentata da soggetti privati, lo Stato partecipa con un ammontare massimo di 5 milioni di euro e si impegna a dismettere la propria quota entro 5 anni. Viene inoltre istituito un Comitato promotore con il compito di individuare e selezionare i soci fondatori, diversi dallo Stato, tra istituti di credito operanti nel Mezzogiorno, imprenditori o associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica nonché tra altri soggetti che condividano le finalità della Banca. Il Comitato è composto da un massimo di quindici membri nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, anche in rappresentanza delle categorie economiche e sociali, di cui almeno cinque espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia) e uno di Poste Italiane s.p.a.. Una volta costituitasi la Banca del Mezzogiorno s.p.a. resta il dubbio su chi nominerà i vertici della Banca, ovvero su chi sarà in pratica il maggiore azionista. Ad oggi nessun grande investitore privato ha mostrato interesse per il progetto; si dovrà allora aspettare che si delinei meglio l’entità della partecipazione di Poste Italiane s.p.a. nel capitale della banca per capire meglio quale sarà la componente pubblica e quella privata all’interno della Banca. Ma gran parte del capitale dovrebbe essere costituito mediante un’emissione di obbligazioni garantita dallo Stato. Le obbligazioni dovrebbero essere assoggettate a un trattamento fiscale agevolato rispetto alle normali obbligazioni: 5 per cento invece che 12,5. Il rischio dunque è quello che la Banca venga controllata da un ente parastatale, come le Poste, rendendo poco credibile la natura privata dell’istituzione.  

Quali attività?

La Banca del Mezzogiorno funzionerà senza sportelli per il pubblico, quindi potrà essere operativa in tempi relativamente rapidi. Operando come banca di secondo livello, la sua redditività dipenderà dalla capacità di fornire servizi alle banche che aderiranno al progetto. Sul piano operativo, l’azione della costituenda banca dovrebbe essere caratterizzata dall’applicazione di tassi competitivi sul mercato e dalla disponibilità di notevoli flussi di liquidità. Gli strumenti che assicurerebbero la tenuta finanziaria dell’ente dovrebbero essere bond con tassazione agevolata per il risparmiatore e obbligazioni a medio-lungo termine assistite da garanzia temporanea dello Stato.  

La Banca punterebbe  a specializzarsi nel credito agevolato e nel credito agrario, due business rilevanti per lo sviluppo dell’economia meridionale con una specializzazione  nella valutazione del merito di credito per progetti individuali innovativi. Le Poste potrebbero tornare a essere fondamentali non soltanto per il reperimento di capitali ma anche sul piano operativo. La grande diffusione del sistema postale potrebbe infatti essere fondamentale per avvicinare la banca e le sue attività al territorio.

Quale Contesto?

 Negli ultimi anni gli ampi spazi lasciati dalla scomparsa di centinaia di banche locali non hanno generato nessuna rilevante spinta alla costituzione o all’espansione di istituti di credito territoriali. Oggi il pluralismo dimensionale del sistema bancario meridionale appare sensibilmente ridimensionato e le banche presenti sul territorio fanno  principalmente parte di grandi gruppi bancari. Il risultato di questo processo è stato l’aumento della distanza e l’impoverimento di contenuti nel rapporto banchiere-affidato, aspetto che in passato era stato fondamentale per l’accesso al credito al Sud. Dunque se, da una lato, la “rete creditizia” risulta quantitativamente accresciuta nelle regioni meridionali, dall’altro, essa si rivela relativamente inadeguata ad accompagnare lo sviluppo delle tante piccole imprese che dominano l’economia del Mezzogiorno. Inoltre, il costo del credito nel Mezzogiorno rimane strutturalmente più alto, con una differenza nei tassi media applicati nelle due aree del paese pari circa all’1,7 per cento. 

Speranze per il futuro

L’attuale mix di crisi economica e politica che il Sud sta attraversando pone ad alto rischio la possibilità di completare la transizione verso una economia più competitiva e allo stesso tempo indebolisce qualsiasi prospettiva di ripresa del sistema nazionale. Ben venga dunque che una maggiore attenzione ai problemi del Meridione venga manifestata non solo a parole, come purtroppo spesso abbiamo assistito, ma anche attraverso la nascita di iniziative concrete come la Banca del Mezzogiorno. La speranza è dunque che il risparmio raccolto al Sud resti all’interno del territorio per finanziare, con logiche lontane da criteri politici e clientelismo, i progetti delle piccole imprese e non vada altrove, dove il rischio del credito è più basso.

 

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