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sabato 22 febbraio 2020

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Fiction TV: Lo scandalo della Banca Romana (Raiuno)

Fiction e storia si incontrano per ricordare una pagina di storia italiana

17.01.2010 - Marco Bolsi



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In onda domenica 17 e lunedì 18 gennaio la nuova fiction di Rai Uno, Lo Scandalo della Banca Romana, che affronta la drammatica vicenda finanziaria che colpì l’Italia tra il 1889 e il 1893. Un giornalista in erba, Mattia Barba (Giuseppe Fiorello), in seguito alla chiusura del suo giornale, “Il Corriere di Cefalù”, parte alla volta di Roma in cerca di successo. Convinto idealista e sostenitore della verità a tutti i costi, verrà assunto dal direttore de “Il Popolo Italiano” come cronista politico. Purtroppo sono gli anni che seguono l’unità del Regno, un periodo di scandali morali e politici che rivelarono il clima di corruzione che aleggiava imperterrito tra banchieri e imprenditori, politici e mafiosi e giornalisti. Il giovane Mattia si troverà invischiato in questo giro di malavita e di fronte a lui si apriranno due strade: da una parte la via dei valori semplici e concreti, su esempio del padre, dall’altra quella della dolce vita, fatta di successi e ricompense dietro favori illeciti. All’inizio sarà abbagliato dal successo, da una carriera promettente che gli consentirà di inserirsi pienamente tra le personalità di spicco della Roma che conta e di trovare l’amore in una giovane cantante francese, Renata (Andrea Osvart). Solo in un secondo tempo, resosi conto di essere un piccolo ingranaggio di un sistema corrotto, deciderà di fare un passo indietro e si assumerà l’onere delle proprie colpe pur di preservare la sua onestà e integrità etica.

Il regista, Stefano Reali, ha scelto di raccontare una pagina di storia molto dolorosa per la moralità politica del Paese. In quegli anni la Banca Romana, a seguito degli eccessivi investimenti nel settore edilizio, si trovò a dover emettere ingenti quantità di carta-moneta per coprire le perdite derivate dai debiti. L’allora ministro dell’agricoltura, Miceli, aveva avviato un’inchiesta, presieduta dal senatore Alvisi, che mise in luce l’enorme disavanzo registrato, di ben nove milioni di lire. Ad essere accusato non era soltanto il governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, ma anche deputati, ministri e perfino presidenti del consiglio, tra cui lo stesso Giolitti che infatti si dimise nel 1893. Purtroppo, per evitare la condanna di uomini politici di spicco nel panorama italiano, il processo si concluse con l’assoluzione degli imputati, con conseguenze rilevanti nell’opinione pubblica e nella storia nazionale successiva.

Benché siano trascorsi più di cento anni da questo evento, che portò poi all’istituzione della Banca d’Italia, è importante sottolineare come la storia sia sempre maestra di vita. E non deve sorprendere l’attualità dell’argomento trattato alla luce di episodi recenti e passati (uno fra tutti Tangentopoli), che evidenziano il legame pericoloso che si crea tra banche e politici, in una spirale di corruzione e ambiguità che ricade spesso sui lavoratori e sulle persone oneste.

Lo Scandalo della Banca Romana, al di là dei risvolti storici, pone soprattutto un interrogativo fondamentale alla base della condotta di ogni uomo, che può essere riassunto con il passaggio incisivo contenuto nel celebre libro di Diderot, “L’uomo e la morale”: “L’unico dovere per un uomo è fare felice se stesso”. Sì, ma qual è il prezzo da pagare?

 

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